Studiare due lingue è stato senza dubbio un vantaggio, ma a volte è capitato che generasse una certa confusione:
Prof di Inglese: Are you sure of what you are saying?
Alunna: Oui.
A forza di parlare in francese sul lavoro, al prof di Francese succedeva spesso di intercalare nei suoi discorsi in italiano qualche caratteristica della sua seconda lingua. Ecco alcuni esempi: «dictionario», «compreensione», «pantagrüelico», «ti vuole donnare...», «Sto per lejere une légende», «Hai capito alors?», «Cosa hai fatto? Sei bronzata?».
Gli capitava anche di impappinarsi quando faceva le domande in francese, tipo «Dites-moi l'infinitif du verbe vendre» (ma è "vendre", no?) o «Qu'est-ce que signifie pantagruelesque... pantagrueliste... pantagruelique?»
Questo invece è quello che succedeva quando il prof si avventurava in argomenti a lui poco familiari: «Il cervo ruggì... o barrì?» (si dice "bramì"), «Farmaci onomatopeici» (omeopatici?), «L'optometria riguarda il movimento, se non sbaglio» (veramente ha a che fare con la vista), «Il climaterio è quello che può essere per l'uomo la menopausa».
Quando noi studenti facevamo le traduzioni dal francese in italiano, confidando nella similitudine tra le due lingue neolatine, facevamo di tutto pur di non mettere mano al dizionario: a volte si inventavano anche delle parole nuove. Lo dimostra il seguente elenco.
chevaux = capelli
élèves = elevi
farouche = farucco
fricassée = frittata
muletier = mulo
orphelin = orfelino
pieusement = piosamente
romanesque = romanesco
sorcier = sorcio
Analogamente, traducendo dall'italiano in francese, anziché consultare il dizionario preferivamo dar libero sfogo alla fantasia. Avvertenza: se vi esprimete così quando andate in vacanza in Francia, c'è il rischio che vi ridano in faccia (o, nella migliore delle ipotesi, che facciano finta di non capire anche se probabilmente hanno capito benissimo).
allontanarsi = s'allontaner
al primo posto = au prime poste
fino alla riga = fin à la rigue
lamentarsi = se lagner
Viceversa, in qualche caso l'uso del dizionario ti si può ritorcere contro.
egli conserva vecchie foto = il confiture de vieilles photos (peccato che qui "conserva" fosse verbo e non sostantivo)
un muro spesso = un mur souvent (analogamente, qui "spesso" era aggettivo e non avverbio)
impiegato = plein de plaies (l'interessata aveva letto "impiagato")
Inoltre una mia compagna, con la stessa inattaccabile logica con cui una volta aveva affermato «Se non è vero, perché dovrebbe essere vero?», ha dedotto «Se "frapper" significa bussare, allora "frappé" significa bussato!».
Magari, se sapessi cosa c'entra nel film il maialino e perché mai Homer lo fa camminare sul soffitto, apprezzerei di più la trovata.
Ecco un'altra puntata tratta casualmente da Il fu Mattia Pasqual!
Nelle ore di Disegno, compatibilmente con il mormorio che disturbava la lezione e costringeva il prof a ricondurci all'ordine con frasi del tipo «Ti voglio sentire zitto», abbiamo avuto modo di imparare varie tecniche, tra cui l'«assonometria assonometrica». C'è stata però qualche difficoltà nel padroneggiare la terminologia corretta, come testimonia il seguente dialogo.
Prof: Che vuol dire "prospettiva accidentale"?
Alunno: Che j'ha pres' 'n accidend'.
Nelle ore dedicate alla Storia dell'Arte abbiamo conosciuto la scultura dell'antica Grecia.
Prof: Qual è il nome greco del "portatore di lancia"? (doriforo)
Alunno: Compro una vocale.
Siamo andati alla scoperta delle prime basiliche cristiane, in cui «il quadriportico era destinato ad accogliere i neocatecumeni» (catecumeni). Abbiamo studiato l'arte romanica, osservando vari elementi architettonici tra cui i «pilastri cruciferi» (cruciformi), le «finestre a ginocchiera» (inginocchiate) e gli «archetti utensili» (pensili) ed imparando che «le finestre delle chiese romaniche si trombano verso l'interno» (si dovrebbe dire "sono strombate", ma vabbe'...). Abbiamo poi scoperto gli artisti italiani, da «Brunellesco» a «Mosaccio», fino a «Borromino». Abbiamo appreso che Donatello realizzò un David, anzi un «Dèvid bronzèo». Ci sono state illustrate le bellezze di Assisi, che però a qualcuno non sono rimaste molto impresse:
Prof: Parlami di Assisi.
Alunna: Eh... ci sono andata!
Pur abitando in una città di mare, la prima passeggiata dell'anno sulla riva l'ho fatta oggi pomeriggio, a settembre inoltrato. Quasi tutti gli stabilimenti avevano già messo da parte gli ombrelloni e ritirato i pattini (con l'accento sulla prima i) dei bagnini, le cui scritte ero solita guardare per capire a che punto mi trovassi.

), perché ricorda il mio nickname.


Dopo le gaffe della prof di Lettere del triennio... ecco a voi i lapsus dei miei compagni di classe riguardo alla letteratura italiana!
Durante gli anni del liceo abbiamo conosciuto vari personaggi, come «Filippo Bello il Quarto» (non Filippo Quarto il Bello) e Carlo di Valois, che «era il fratello di Carlo Magno»; c'era inoltre Arrigo VII, che «voleva fare dell'Italia un'isola unita», anche se non si sa come pensasse di riuscire a staccarla dal continente europeo. Ce n'è anche per un Papa:
Prof: Diciamocelo, Bonifacio VIII era proprio un figlio di buona donna!
Alunna: Così, papale papale... (è proprio il caso di dirlo!)
Abbiamo poi studiato il Petrarca e «il fratello di Petrarca, Giovanni» (ma non era il fratello di Ugo Foscolo a chiamarsi così?), il Boccaccio e il suo Decameron, nel quale «alle novelle a tema libero erano dedicati il primo e il nono giorno della settimana», ed è persino spuntato fuori un pettegolezzo su un presunto «amore fra Laura e Beatrice». Quando abbiamo esaminato l'Orlando Furioso e compagnia bella, abbiamo appurato che «il verso delle commedie dell'Ariosto è l'endecasillabo falecio».
Abbiamo dedicato molto tempo a Dante ed in particolare alla famigerata Divina Commedia, anche se purtroppo «fare la parafrasi scritta del Paradiso è un inferno».
Quando abbiamo letto I promessi sposi abbiamo fatto la conoscenza di tanti personaggi, come «il cardinale Ferdinando e l'imperatore Federigo», e «Don Cristoforo». Ma il culmine è stato toccato durante la lettura di uno dei capitoli ambientati a Milano: «"Adelante, presto, con juicio...". Ma perché si ostina a parlare latino?» (faccio notare che si trattava di un liceo scientifico...).
Studiando non so quale autore, ne abbiamo considerato le «opere scritte prima e dopo il suicidio».
E dulcis in fundo... «come diceva un critico... "Non è bello quel che è bello, ma è bello quel che piace"». A cosa serve disquisire tanto di letteratura di fronte ad una verità così profonda? 
Ladies and gentlemen, ecco a voi finalmente un primo brano tratto da Il fu Mattia Pasqual! 
La nostra prof di Lettere del triennio aveva, come dire, un rapporto conflittuale con le lettere dell'alfabeto, usandone una al posto dell'altra senza alcuna ragione apparente. Non dimentichiamo che il titolo di questa raccolta, «Il fu Mattia Pasqual», è "opera" sua. Ad esempio, tendeva a distribuire a casaccio delle "o" finali parlando dell'eroe «Eneo», di un non meglio specificato «poeto» e lasciandosi scappare l'espressione «un viso dolcio» (poi ha cercato di recuperare dicendo: «Eh, perché "viso" è maschile!»). Altre volte piazzava delle "n" laddove non c'entravano niente, parlando di «religiosinà» e della «funzione angelicata che viene data alla nonna».
Ecco una piccola rassegna di casi in cui, cambiando qualche lettera, la prof ha ottenuto altre parole di senso compiuto... peccato che fossero nel posto sbagliato: «...come nel monastero veniva gestita la scultura», «le corte provenzali», «Una volta alla settimana evito di interrogarmi», «Dobbiamo fare insieme una cosa importanza».
Ma la prof, a volte, si impappinava con la costruzione delle frasi durante le spiegazioni («Eravamo partiti... giunti... ci eravamo fermati al titolo») e le interrogazioni («Senti, sentiamo, vediamo, parliamo di Tibullo»). Ciò non le impediva, purtroppo, di formulare domande di questo genere: «Che differenza c'è tra il realismo di Goldoni e quello di Manzoni?», e «Se non ci fosse stato Goldoni ci sarebbe stata lo stesso la riforma del teatro?». Eh, chi può dirlo? Forse un laureato in Lettere Moderne!
Alla prossima puntata! 

, ma quel programma proprio non mi va giù. Come ho scritto anche al Contact Center ScriveR@i, «Il fatto che tale format venga riproposto per l'ennesima volta dimostra che presumibilmente è seguito dal pubblico, cosa che francamente non riesco proprio a spiegarmi; non soltanto non ci trovo niente di interessante, ma per me è insopportabilmente irritante vedere che la Rai spende cifre da capogiro per regalare "di tutto di più": dalle vacanze da sogno a matrimoni sfarzosi con tanto di casa arredata da cima a fondo. Ciò che mi infastidisce di più è l'idea che il denaro necessario per realizzare i sogni di pochi fortunati derivi non soltanto dagli sponsor, ma anche dal canone Rai. Sicuramente in Italia ci sono milioni di persone che avrebbero desideri anche più accessibili, ed in migliaia avranno già scritto e scriveranno in futuro alla redazione del programma per chiedere di veder realizzato il proprio, ma alla fine si devono scegliere solamente pochi "casi" per ognuna delle non numerosissime puntate. Mi chiedo come faccia il telespettatore medio a lasciarsi coinvolgere positivamente dalla trasmissione, e a non pensare invece con disappunto "Magari ci fossi io al posto loro!".».
) sull'ultimo numero di TV Sorrisi e Canzoni. Parteciperanno personaggi relativamente noti, da Anna Falchi a Massimo Lopez, da Licia Colò a Michael Reale (peccato, il mio quasi-concittadino non è più fascinoso come una volta), da Irene Pivetti a un irriconoscibile Giovanni Muciaccia (il quale deve gran parte della sua notorietà all'imitazione fattane da Fiorello... ricordate "fffatto?" e "cccolla vinilica"?). Accanto a questi, però, figurano dei nomi praticamente ignoti ai più: Elisa Silvestrin ha almeno un volto conosciuto (è una delle annunciatrici Rai che compiono il famoso gesto di toccare con il dito uno schermo immaginario posto davanti a loro)... ma che dire di Riccardo Sardonè e Maria Elena Vandone, presentati come attori di fiction?

)? In cambio avrete la mia eterna gratitudine e... cos'altro posso promettervi? Se vi fa piacere, vi dedico un post... 
)... ma non sarebbe il caso che ci rimborsassi tutte le telefonate che abbiamo fatto con il cellulare, e che continueremo a fare finché il telefono fisso non tornerà a funzionare? (Beh, adesso che l'ADSL è stata ripristinata posso usare anche Skype)
Tale stupidario inizialmente era riportato nelle pagine domenicali e festive del mio diario scolastico, ma in seguito ne feci un vero e proprio libricino, scritto rigorosamente a penna su fogli protocollo a quadretti ritagliati e cuciti insieme. Lo intitolai per l'appunto Il fu Mattia Pasqual, prendendo spunto da una memorabile gaffe della prof di Lettere.
), indagano, indirizzando i loro sospetti su due o tre persone diverse che in seguito si rivelano puntualmente innocenti.
)
). Dubito che la Hunziker abbia fatto i salti di gioia per questo trattamento.
), completerei senz'altro la collezione!
per cui mi limiterò a linkare una barzelletta che forse avrete già sentito, ma che tradotta nel vernacolo toscano mi sembra ancor più divertente: eccola.


