Prima di iniziare la cronaca in differita del trionfale (
in termini di ascolti)
esordio di Sanremo 2009...
Comunicazione di servizio: Siccome mi sono aggregata all'adorabile combriccola che anima il blog Perché Sanremo è Sanremo, da stasera domani sera conto di trasferirmi lì per bloggare "in diretta"!
Considerazioni sparse, senza voti e quant'altro come feci
l'anno scorso, sulla prima serata del Festival.
In passato almeno due o tre ritornelli mi entravano in testa fin dal primo ascolto... e invece stavolta non è successo: mi chiedo se si tratti di un difetto dei brani in gara, oppure di un deficit intrinseco mio!

Mentre li ascoltavo, comunque, mi sono sembrati abbastanza orecchiabili i pezzi di:
- Nicky Nicolai, accompagnata dal marito Stefano Di Battista, con un pezzo che, a differenza dei suoi precedenti sanremesi, ha un ritmo accattivante (Insy Loan, recentemente approdato al supporto cartaceo, ha notato in lei una vaga somiglianza con Vladimir Luxuria... e ti dico solo che non è stato l'unico
).
- Alexia e Mario Lavezzi, con una canzone che, se costruita diversamente, avrebbe potuto funzionare benissimo anche senza l'apporto di lui.
- Marco Carta, ebbene sì (di sicuro le adolescenti lo sommergeranno di televoti). Quando ho sentito l'attacco del suo pezzo, però, ho pensato: se tutti i brani in gara devono essere inediti, come mai questo qua si presenta con Un grande libro nuovo?

Due parole sui concorrenti dati per
favoriti.
- Il nuovo look di Dolcenera mi pare troppo anonimo... e non è che la sua canzone mi abbia colpita di più.
- Francesco Renga ha una gran voce e propone un brano molto particolare, ma l'unica cosa che mi è rimasta impressa sono le cinque note di quel «dilegua o notte» ripetuto più volte, a mo' di citazione del Nessun dorma interpretato anche da Mina in apertura.
Ah, che dire della
tigre di Cremona? Gran voce pure la sua, ma davvero si sentiva il bisogno di quel collegamento? Era proprio il caso che Bonolis si inorgoglisse tanto? Lia Celi
ha scritto che «
per la sua interpretazione Mina ha ricevuto un prestigioso riconoscimento, il Premio per il Milionesimo Cantante di Musica Leggera che Canta il "Nessun dorma" di Puccini». A proposito, hermansji
ha selezionato qualche altra interpretazione della celeberrima romanza della
Turandot.
La possente voce di
Al Bano ha eseguito un brano tradizionale, dal testo che non passerà certo alla storia: ci vuole ben altro per costruire una canzone d'amore memorabile. Di sicuro può piacere a chi apprezza lo stile interpretativo del leone di Cellino... non certo a me, quindi.
Patty Pravo ha proposto un pezzo molto intenso e di gran classe... peccato davvero per le stecche.
Alla vigilia del debutto era il caso di essere cauti nei confronti del pezzo di
Povia... ma adesso che finalmente l'ho ascoltato, posso dire ufficialmente che
fa proprio pena. Sorvolando sul testo, caratterizzato dalla "rima del secolo" («
Luca era gay e adesso sta con lei»

) ma imbarazzante e inopportuno come pochi, la melodia è praticamente inesistente, e il rap è meglio che Povia lo lasci a gente come i Gemelli Diversi (ma tu guarda se mi tocca parlar bene di quei quattro

). E poi mi chiedo con che faccia tosta
l'ex testimonial del Darfur abbia mostrato, al termine della sua performance, un cartello con la scritta «
Nessun uomo in fondo sa come è fatto un altro», presumibilmente con l'intento di smorzare le polemiche. Scegliere di tacere, a quel punto, sarebbe stato più coerente, no? Ma la cosa che mi ha sconcertata di più sono stati i fischi del pubblico nei confronti di
Franco Grillini, che aveva detto la sua in termini forse un po' superflui ma senz'altro civili.
A proposito dei
Gemelli Diversi: dopo aver visto le loro facce smunte, quasi pensavo che il titolo del loro pezzo,
Vivi per un miracolo, fosse ispirato al loro stato di forma...

E gli altri pezzi "impegnati" in gara?
- Quello di Marco Masini, "impreziosito" da qualche parolaccia di troppo, suona abbastanza qualunquista.
- Fausto Leali racconta il rapporto genitori-figli in maniera a mio avviso poco sentita: più che una canzone, la sua sembra quasi la sintesi di un saggio sull'età adolescenziale.
- Il pezzo di Pupo, Paolo Belli e Youssou N'Dour è un inno un tantino buonista dedicato al rispetto delle diversità... ma, per assurdo, non valorizza le caratteristiche di tre interpreti così eterogenei. E poi, quando toccava all'interprete dell'indimenticabile Seven Seconds, quasi non si capiva se cantasse in italiano o in wolof!
Non mi sono espressa su
Sal Da Vinci perché non saprei ancora come classificarlo, anche se devo ammettere che la sua "dalessiata" mi irrita decisamente meno dell'originale.
La
giuria demoscopica (quest'anno, a differenza dell'anno scorso, dislocata direttamente all'Ariston... che invidia!

) ha decretato le seguenti eliminazioni:
- Tricarico (un autentico talento incompreso... da me, sicuramente. Lo vedrei bene in un duetto con Giops di X Factor!)
- Afterhours (gli alieni del Festival; il loro pezzo lo definirei eccessivamente "sofferto", anche se interessante in alcuni passaggi)
- Iva Zanicchi (che il sesso senza amore esista non è certo un mistero, ma un testo così disinibito non si addice a una donna della sua età)
Le esibizioni delle
Proposte (non si chiamano più Giovani, probabilmente perché in gara c'è anche la corista sessantaduenne di Lucio Dalla...

) mi sono sembrate mediamente più meritevoli di quelle dei cosiddetti Artisti. L'Abruzzo può farsi valere pure quest'anno, grazie allo stile inconfondibile di
Simona Molinari. Anche la voce di
Malika Ayane è molto particolare, e devo dire che mi piace. Dopo aver "cocciantizzato" Giò Di Tonno e tutto il cast di
Notre Dame de Paris, il cantautore di
Margherita ha colpito ancora, facendo da padrino al suo figlio segreto (lo dico per la chioma, mica per altro

)
Filippo Perbellini. Dimentico qualcuno? Ah,
Irene Fornaciari, la figlia di Zucchero...
La durata del
monologo di
Roberto Benigni è stata un tantino eccessiva, ma alcune parti valevano da sole il prezzo del biglietto... o meglio, il suo principesco cachet. Come non ricordare la battuta su Mina e Bin Laden, quella su Silvio che dovrebbe sparire per diventare un mito (megalomane com'è, scommetto che per un attimo ha davvero preso in considerazione l'idea... ma poi deve essersi ricordato di avere ancora parecchie "faccenduole da sistemare") e soprattutto la struggente lettera d'amore firmata Oscar Wilde?
La battuta su
Paul "Calfort" a me era venuta in mente prima che la dicesse Bonolis. A questo punto mi candido ufficialmente per entrare a far parte dello staff autorale del conduttore romano!

Di Sculfor e
Alessia Piovan (difficile credere che faccia l'attrice) si poteva fare tranquillamente a meno, comunque.
Momenti come l'intervento del presidente dell'Assemblea delle Nazioni Unite o la lettura della lettera di Alda Merini erano così dissonanti rispetto al clima della manifestazione che sembravano messi lì al solo scopo di innalzarne il livello culturale. Poi uno vede i siparietti tra Bonolis e Laurenti e pensa "tutta fatica sprecata"...