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domenica, 03 febbraio 2008

Siamo così arrivati praticamente alla fine de Il fu Mattia Pasqual. Rimangono soltanto pochi frammenti "sfusi", che non hanno trovato posto in nessuno dei post precedenti... e magari li pubblicherò prossimamente.

L'ultimo "capitolo" de Il fu è dedicato al rapporto prof-studenti: una lotta senza quartiere, combattuta con armi spesso improprie, nella quale comunque ha sempre la meglio il prof perché "ha il coltello dalla parte del manico".
Vediamo dunque le varie fasi di questo spietato conflitto!

  1. Oggi è giornata di interrogazioni (o di compito in classe, è lo stesso). Il prof della prima ora fa l'appello (tipici commenti sono «Gli assenti non mancano mai» oppure «Che cos'è questa moria di gente?») e, chissà perché, gli viene in mente che certe assenze siano dovute al desiderio di evitare un brutto voto. (Come diceva Einstein, "tutto è relativo", anche il concetto di "brutto voto": qualcuno può lamentarsi perché «di venerdì mi vanno sempre male i compiti, prendo sempre 7»)

    Alunno: XYZ si è sentita male.
    Prof: Dove? In francese, in matematica?

  2. Gli studenti hanno quasi tutti, chi più chi meno, la coscienza sporca, e di conseguenza considerano ogni parola che il prof rivolge loro come un potenziale agguato.

    Prof: (rivolto ad un nostro compagno) Come stai?
    Alunno: Perché a me?

  3. Gli alunni discutono sottovoce tra loro della propria preparazione.

    Alunna 1: Io Catullo non l'ho toccato.
    Alunna 2: Io toccata e fuga.

  4. A questo punto lo schema cambia a seconda che ci sia compito o interrogazione.

    1. Se c'è interrogazione, si passa attraverso le fasi seguenti.

      1. Si cerca disperatamente qualcuno che vada volontario.

        «Chi è che si offre kamikaze?»

      2. Se non ci sono abbastanza volontari, c'è un'ultima carta da giocare: la giustificazione. Ma non è detto che il prof la prenda bene.

        Alunno 1: Ti giustifichi a Italiano?
        Alunno 2: Sì.
        Alunno 1: Ciao, sei stato un buon amico.

      3. Il prof controlla il registro per decidere chi chiamare, e la sua voce suona vagamente minacciosa.

        «Vediamo chi ci facciamo oggi...» (questo mi fa ricordare quella volta che un mio compagno annunciò «Mi devo andare a fare il barbiere»)

      4. Il prof chiama il malcapitato, che con rassegnazione va incontro al suo destino.

        Prof: (rivolto ad un nostro compagno) Vieni!
        Alunno: Se insiste...

      5. Lo studente è ormai in piedi davanti alla cattedra, e cerca di impressionare favorevolmente il prof con ogni mezzo a disposizione.

        «Si vede che ho studiato, eh, professo'?» (indicando il libro sottolineato)

      6. Se lo studente è fortunato gli viene fatta una domanda a piacere... Beh, certe volte il piacere è quello del prof.

        Prof: Scegli un testo del Petrarca a tuo piacimento.
        Alunno: Eehh... Erano i capei d'oro a l'aura sparsi. (una delle poesie più abbordabili)
        Prof: OK, va bene... Chiare, fresche et dolci acque. (naturalmente, la meno abbordabile)

      7. L'esito dell'interrogazione è legato a diversi fattori, tra i quali è possibile annoverare la preparazione dello studente, ma anche aspetti più difficilmente controllabili come il segno zodiacale del prof ed il piede con cui il prof stesso è sceso dal letto...

        • Per motivi che sfuggono alla nostra comprensione, non sempre rispondere correttamente garantisce un buon voto.

          «Hai risposto bene però ti metto 4»

        • In qualche caso, frequente come il passaggio della cometa di Halley vicino alla Terra, lo studente se la cava talmente bene che finisce per montarsi la testa.

          (Il prof di Storia dell'Arte sta interrogando un compagno - qui chiamato Alunno 2 - che sta andando piuttosto bene)
          Alunno 1: (rivolto al prof) Professore...
          Alunno 2: Sì?!
          Alunno 1: (ad Alunno 2) No, non lei, l'altro!

    2. Se c'è compito in classe...

      1. ... il prof ordina «Disponetevi a macchia d'olio», e la prova ha inizio.

      2. Dopo aver effettuato la correzione, il prof può essere colto dal sospetto che qualcuno abbia copiato da qualcun altro.

        Prof: Beshtia, (quel prof aveva la simpatica abitudine di apostrofarci con tale adorabile appellativo) gli hai passato al tuo amico?!
        Alunno: No, no, a lui no!

  5. Il prof, quando inizia ad avere chiara la situazione, suggerisce allo studente dei presagi infausti che spengono nel suo animo qualsiasi barlume di ottimismo residuo.

    Alunno: Il compito di matematica l'ho fatto bene.
    Prof di Lettere: Allora ti rifai solo Italiano e Latino a settembre!

  6. Si avvicina il tempo degli scrutini, e il prof cerca di preparare psicologicamente coloro che passeranno l'estate a studiare la sua materia.

    «Se ci dovesse essere qualcuno che viene rimandato» (quel "se", detto da una che distribuiva voti infimi in Latino a destra e a manca, sembrava tanto una presa in giro... ma del resto, all'inizio di quello stesso anno, ci era stato rivelato che «la seconda si chiama così perché si fa due volte»)

  7. Le medie dei voti sono state calcolate, il verdetto è ormai scritto nero su bianco e al prof non resta che cercare di sdrammatizzare, per quanto possibile.

    Noi: Professo', ha fatto le medie?
    Prof: Io trent'anni fa le ho fatte, le medie!

scritto da gwendalyne alle ore 17:08 | permalink | commenti
categoria: il fu
domenica, 06 gennaio 2008

Ne Il fu Mattia Pasqual non poteva mancare un elenco di parole fresche fresche coniate da alunni e professori!

ampietà
s. f. Qualità di ampio.
approfitterol
s. m. Persona che si avvantaggia sconvenientemente della buona fede di qualcuno.
asono
agg. Senza voce: ero proprio asono.
buonezza
s. f. Qualità di buono.
cittadinesco
agg. Di città, campanilistico.
doppisensista
agg. Che fa un uso smodato di doppi sensi.
ebraesimo
s. m. Religione degli Ebrei.
esipodio
s. m. Avvenimento, vicenda.
esistìre
v. intr. Esserci, sussistere, essere vivo: doveva esistire per forza.
espaso
agg. Esteso, diffuso.
evest
s. m. Uno dei quattro punti cardinali: nord sud evest ovest.
facibile
agg. Che si può fare.
filonite acuta
s. f. Malattia che induce chi ne è affetto a marinare sistematicamente la scuola.
fiscal drake
s. m. Aumento della pressione fiscale derivante dalla conservazione di aliquote di tassazione crescenti pur in presenza di fenomeni inflazionistici che svalutano il potere di acquisto della moneta. (Chiaro, no?)
funga
s. f. Moglie del fungo.
gigardiano
agg. Si dice di fenomeni biologici associati a un'alternanza di circa 24 ore, tra le 20 e le 28 ore: ritmi gigardiani.
identitare
v. tr. Riconoscere, accertare l'identità.
illuminesimo
s. m. Movimento filosofico-culturale del XVIII secolo.
inonesto
agg. Privo di onestà, corrotto. CONTR. Onesto.
insinuevole
agg. Subdolo, indiscreto: non faccia queste domande insinuevoli!
interrogatura
s. f. Serie di domande volte ad appurare il grado di preparazione di uno studente: posso venire anch'io all'interrogatura?
inusueto
agg. Insolito, inusitato.
iodiosincrasia
s. f. Forte avversione, ripugnanza.
lampanza
s. f. Qualità di lampante.
lapso
s. m. Distrazione, errore involontario.
lattiaceo
s. m. Prodotto derivato dalla lavorazione del latte.
mancazione
s. f. Mancanza, deficienza.
Maria Teresa di Gallura
Ridente località turistica della Sardegna.
minormente
avv. In minor misura.
museriera
s. f. Arnese che si pone al muso dei cani perché non mordano.
Onda di Mare
s. f. Nome convenzionale con cui ci si riferisce agli stabilimenti balneari presso i quali si recano, durante la bella stagione, gli studenti affetti da filonite acuta (vedi).
ottimino
agg. Chi è nato all'ottavo mese di gravidanza.
pigno
s. m. Marito della pigna.
preoccuposo
agg. Che si preoccupa facilmente.
pullule gustative
s. f. pl. Formazioni sensitive della lingua atte a percepire i sapori.
puntointerrogativo
agg. Misterioso, inesplorato: il mondo dei sogni è ancora molto puntointerrogativo.
rimandatura
s. f. Atto subito da chi viene obbligato a sostenere l'esame di riparazione.
scambiamento
s. m. Permutazione, inversione.
scompletare
v.t. Privare di qualcosa. CONTR. Completare.
settenano
s. m. Uno dei piccoli amici di Biancaneve.
sorridenza
s. f. Ottimismo, buonumore.
spizio
s. m. Ricovero per anziani: andare allo spizio.
sradicchio
s. m. Formaggio di pasta grassa e uniforme, non fermentato.
Sturm und Drank
Movimento ideologico sviluppatosi in Tedeschia (vedi) tra il 1760 e il 1785 circa.
Tedeschia
Repubblica federale dell'Europa centrale.
tette à tette
s. m. inv. Colloquio a quattr'occhi, incontro a due, conversazione intima; si usa in combinazione con vise à vise (vedi).
tolomeico
agg. Concernente l'astronomo greco Tolomeo: sistema tolomeico, quello che poneva la Terra al centro dell'Universo.
trabocchino
s. m. Trappola, inganno.
vassallino
s. m. Vassallo di un valvassore, che a sua volta è un vassallo dipendente da un vassallo maggiore.
vise à vise
loc. avv. A faccia a faccia, di fronte; si usa in combinazione con tette à tette (vedi).
scritto da gwendalyne alle ore 19:06 | permalink | commenti
categoria: il fu
domenica, 30 dicembre 2007

Ecco un po' di battute ispirate dall'inimitabile sense of humour che aleggiava nella mia classe:

  • «Come si fa l'ablativo strumentale? Col flauto»
  • «C'è lo sciopero dell'ARPA? (l'azienda che gestisce gli autobus extraurbani nella mia zona) No, del flauto»
  • «Qua all'angolino fa freddo, dammi 'sta Sharp» (la calcolatrice)
  • Una di noi ad un nostro compagno di note idee ambientaliste: «Hanno detto che sei comunista! Beh, pure daltonici... Confondono il verde col rosso»

Ed ora beccatevi un po' di raggelanti scambi di battute:

Prof: Aprite il quaderno.
Alunno: A che pagina?

Prof di Lettere: ... proposizioni completive introdotte da "quin".
Alunna: Anthony?

Tizio: È un topos! (luogo comune)
Caio: No, è un gattos!

Prof di Scienze: Fra 5 miliardi di anni il nostro Sole morirà!
Alunno: Chi glielo fa il funerale?

Tizia: Mi sono rotta.
Caio: Aggiustati!

Per concludere, ecco alcune frasi, pronunciate più o meno intenzionalmente, che soltanto coloro che conoscono l'Abruzzo sapranno apprezzare (ma, forse, neanche quelli...).

  • Nel Paradiso dantesco compare il personaggio di «Romeo di Villanova di Cepagatti» (Villanova di Cepagatti è una località in provincia di Pescara, mentre il tizio in questione si chiamava semplicemente Romeo di Villanova)
  • «Il primo grande poeta lirico del Quattrocento fu Jacopo Sansonesco» (si chiamava Sannazzaro, ma, in omaggio al paesino montano di Pescosansonesco...)
  • Papa Alessandro VI aveva un figlio di nome «Cesare Sborgia» (cognome che dalle mie parti è abbastanza diffuso, sicuramente più di Borgia)
  • «Il trattato di Campotosto» (sede di una rinomata stazione sciistica in provincia dell'Aquila, da non confondere con Campoformio)
  • «Il programma può essere vasto o può essere Termoli» (Vasto e Termoli sono due ridenti località del litorale adriatico)
  • In prossimità delle elezioni amministrative in cui fu eletto sindaco di Pescara il candidato di centrodestra Carlo Pace, il prof di Matematica chiede una penna nera: «Datemi una penna del colore di Pace»
  • Tizia: (riferendosi al prof di Matematica, con cui molti erano in contrasto) Non diamogli pace!
    Caio: Diamogli Collevecchio! (Collevecchio era l'avversario di Pace alle elezioni)
scritto da gwendalyne alle ore 12:17 | permalink | commenti
categoria: il fu
domenica, 16 dicembre 2007
Parlando può capitare a chiunque di pronunciare qualche inesattezza! (da Il fu Mattia Pasqual)

Vocali

La parte femminila - Accento circonflasso - Prendiamo l'auta - Ovvera - Biolegia - Evapera - Violenista - È un capisaldo - Un minuto di riccoglimento - Sottilineo - Ispulso - Urbino VIII - Io sono d'accordo con loi - Chi è assento? - Depositori della verità - Distanzo - Lugubro - Modolo - Termopoli - Sossuologia - Sunetto - Sunnambula - Debusciato - Bambuni maturi

Consonanti

E adesso rito io! - La stragrante maggioranza - Il motorino è in rotaggio - Patre - Fontamentale - Raccomantabile - Mi raccomanto - Comanto - Esaltanto - Indendendo - Infacci (infatti) - Sfruzzata (sfruttata) - Quance - Linquaggio - Rimpiancete - Puonciorno - Provociamo - Andate a ciamare le altre - Ci dovranno rifarcire (risarcire) - Organizzazione di bafe - Un faccio proprio di rette - Scuciateci (scusateci) - Dodicecima - Mi palli del "De vulgari eloquentia"? - Cicelone - Accleditato - Il terzo uovo (uomo) - Il bar Baltico - Congiungo col vertiche - Per la groria - Feromeni - Mammitero

Accentazione

Se io mi devo separare, mi sèparo! - Bellelli pùo uscire - Genitivo sassóne - Forma sincòpata - Competitìvita - Provvédere - Intersècano - Sénesi - Epicùrea - Cònclavi - Tirannìde - Acredìne - Marsilio Fìcino - Timotèo

Scambi

Perché il mese più luglio è caldo? - È un senso senza frase - La studia fisica (la fisica studia) - L'autoambulanza di una sirena - Bigliare il timbretto - Dimmi per quale motivo il teatro di Borgoni è goldese - La solonna conora - Macrabo - Interpetrare - Impudritita - Moltecipli - Klepero - Esefo - Clovodeo - Femonemi - Incalanarle - Si assefua - Bubbaino - Himayala - Asinio Pollonie

Somme

giugno + luglio = giuglio
impersonare + personificare = impersonificare
manipolare + monopolizzare = manipolizzare
platino + iridio = plinio
cilindrata + superiore = superata
tarme + termiti = terme
tramonti + crepuscoli = tramontoli

Impappinamenti vari

Le grandezze fiche (fisiche) - Le sillole cellule - Gregorio Nonno - Voi non morrite mai - Intrerpretrazione - Esami di Strato - Combrattere - Tuo friglio - Pretrolio - Dopodicré - Ariostro - Medera - Fra Graldino - Donna Parassede - Barava! (brava!) - Si suicidia - Contuinituà - Fai suolo il tuo male - Sofloche o Soflocle - Asciscia - Scellula di Schwann - Undicesimo scuolo (secolo) - Prigi (pigri) - Mano piano - Ecomicamente

Licenze poetiche

Ancora ancorato - Particolarità particolare - Ci tocca toccare - Eresie ereticali - Comédies comiques (in francese, "commedie comiche") - Urgenze più urgenti - Attribuire un attributo - Ha inscenato la sceneggiata - Ci leghiamo le mani con le nostre mani - Morto martire di morte violenta - Visibilmente plateale - Cominciate a iniziare - A fianco a questi si affiancano... - Le cancellature cancellate - La lettura che voi avete letta - Leggete le leggi - Io pensavo che tu avessi pensato... - L'amicizia verso i propri amici - Questa radice ci dice e non ci dice

Infine... quattro modi per dire "Evidenziatelo!"

  1. Cerchialo con un triangolino.
  2. Segnatelo con un segno.
  3. Circonda con un trattino.
  4. Mettiamo un puntino su questo punto.
scritto da gwendalyne alle ore 20:57 | permalink | commenti
categoria: il fu
domenica, 09 dicembre 2007

Direttamente da Il fu Mattia Pasqual... dopo le gaffes della prof di Scienze, ecco a voi quelle di noi alunni!

All'inizio dello studio della Biologia, abbiamo conosciuto il meraviglioso mondo delle Piante ed abbiamo imparato che «la membrana delle cellule delle piante è più paccuta perché c'ha la cellulite».
Il terzo anno di liceo è stato invece dedicato al corpo umano. Abbiamo studiato l'«apparato cardio-vascolatore» o «apparato circolatrorio», comprendente le «vene arteriose», ed abbiamo appreso che quando si rimargina una ferita «si forma un coagolo con le vene intorno al sangue».
Abbiamo scoperto l'affascinante funzionamento del sistema immunitario: «Per la vaccinazione antipolio si mettono due-tre gocce di malattia».
Ma probabilmente l'argomento che ha maggiormente suscitato il nostro interesse è stato, manco a dirlo, l'apparato riproduttivo. Durante le spiegazioni, in cui la professoressa illustrava tra l'altro ciò che accade «negli ultimi nove mesi di gravidanza» e noi studiavamo lo sviluppo del bambino nel «primo anno di nascita», sono sorti profondi quesiti, del tipo «I preti sono castrati?» (ma perché?! Per osservare più facilmente il voto di castità?), ed altrettanto profonde verità, come «I cavalli da monta non si fanno castrare» (ma va'?!). Non che l'argomento non causasse un certo malcelato imbarazzo tra noi "teneri", "ingenui" pargoletti:

Prof: Dimmi il ciclo mestruale.
Alunno: Ma professore', queste cose sono delle femmene!

Infine, abbiamo scoperto che «un anoressico è molto grasso» e che «le parotidi sono vicino all'udito».

Nello studio della Chimica, basato sulla tavola periodica degli elementi tra i quali vi era «il carbonio dell'ossigeno», abbiamo appurato che la materia ha una «struttura ondulatoria e crepuscolare», ed abbiamo ribattezzato la camera a nebbia «camera a fumo».

scritto da gwendalyne alle ore 16:12 | permalink | commenti
categoria: il fu
domenica, 02 dicembre 2007

La professoressa di Religione prendeva particolarmente sul serio la sua materia, tanto che all'inizio dell'anno un nostro compagno (lo stesso che una volta chiese «Oggi chi interroga Educazione Fisica?») ritenne opportuno domandarle: «A' professore', quante giustificazioni abbiamo a quadrimestre?». Il medesimo fanciullo faceva dell'ironia quando la prof indicava i versetti della Bibbia:

Prof: Aprite a Luca 16, 19-31.
Alunno: 06 per chi chiama da fuori Roma.

La prof aveva delle idee un tantino, come dire, conservatrici su diversi argomenti, tra cui l'omosessualità; almeno, a me sembra che ciò traspaia dalle frasi «È arrivato un genitore che mi ha detto che suo figlio studiava troppo, si preoccupava perché pensava che fosse frocio» e «Ma che, sei omosessuale, tu che li difendi tanto?».
Un altro nostro compagno era "specializzato" nel fare affermazioni volutamente spiazzanti e provocatorie che sfociavano in discussioni interminabili tra lui e la prof.

Prof: Tu credi che l'uomo sia il Padreterno?
Alunno: Beh, ancora non padre, ma eterno sì!

Ad un certo punto, la prof, arcistufa di confrontarsi sempre e solo con lui, sbottò: «Non voglio più fare il monologo fra me e te!» (ma i monologhi non si fanno da soli?). Fu accontentata: altri alunni parteciparono attivamente alle discussioni, subendo a loro volta le dure prese di posizione della prof, la quale a volte si indignava semplicemente perché non aveva capito bene il nostro punto di vista.

Alunno: È logico che la pornografia è quello che è e compagnia...
Prof: La pornografia è compagnia?!

Vedendosi spesso costretta ad alzare la voce per mantenere la disciplina, protestava: «M'avete fatto levare i polmoni!»; la sua esasperazione era tale che ad un certo punto disse: «Ho detto una parolaccia pensandola ma non la ripeto» (poi però l'ha detta). Tutto ciò non ci impediva di continuare a fare più o meno quello che volevamo...

Alunno: (alla prof) Sono timido, non riesco a esprimermi. (Veramente non sembrava proprio)
(Poco dopo viene sorpreso a chiacchierare)
Prof: Ma scusa, non eri tanto timido da non riuscire a esprimerti?
Alunno: Infatti mo' lo stavo a di' a lui!

La prof era inimitabile nel formulare degli esempi da proporci durante le sue ore: ad esempio, «se io sono incinta e se aspetto un bambino» o «se io ho un bambino di tre mesi, mi tolgo il seno e lo allatto». Per non parlare di metafore del tipo «smetti di essere secchio e diventa pozzo», o considerazioni generali come «c'è chi suona con la musica e chi suona a orecchio».

scritto da gwendalyne alle ore 15:38 | permalink | commenti
categoria: il fu
domenica, 25 novembre 2007

Direttamente da Il fu Mattia Pasqual, ecco a voi alcuni tipici errori di ortografia!

orizonte - diffrazzione - schizzofrenico - accenzione - sei propio deficente

Passiamo ora ad una rassegna di interessanti stranezze grammaticali:

Molto più diverso - Io ve ne già parlai - Ripetiamo per la cinquantasei volta - Non ti sei mai riflettuta? - Ci avete messo il loro tempo - Forse vado a Francia - Mi piacerebbe andarlo - Finitelo di leggerlo - Uno alunno - Tu commenta tu - Molto tanto sentita - Ci sta tanto di scrittura scritta - Pensavo che fossi male - Infine, cioè che stiamo finendo

Per quanto riguarda la coniugazione dei verbi, possiamo individuare vari tipi di errori:

  • Nell'uso degli ausiliari: Perché non hai intervenuto? - Ti ringrazio di averti ricordato di me! - Hai stato brava - Abbiamo sempre uscito prima
  • Nell'uso dei tempi e dei modi: Mi vuoi aiutate? - Stiamo a scherzando?
  • Nella concordanza soggetto-verbo: Io può - Io spiega - Basta che io manda - Vedo Mi manda Lubrano perché si deve rispettare le leggi
  • Nella coniugazione in generale: Nascei - Andressi - Sopraffagga - Si nascondava - Porteva - Ci torneriamo - Scribate - Traduciono - Invertiscono - È meglio che si preveniscano - Si venirono a creare - Si producerebbero

Capitava spesso anche di scambiare il genere maschile con il femminile...

Il direttrice - La signor professor - Una ragazzone - Me lo presti la gomma? - Questo è una buona prova - Il teorema è sempre la stessa - Opere diverse l'un dall'altro - Una realtà nel quale... - Uno delle due cose

... ed il singolare con il plurale:

Che ci sono qualche registri che non è di questa classe? - Le vacche non è una cosa che va in letargo - Siamo serio! - Questa frasi - Pronti a tutti

Infine, ecco qualche plurale formato in maniera un po' sgangherata:

Il plurale di greco è grechi - Il plurale di elastico è elastichi - Il plurale di geologo è geologhi - Il plurale di scientifico è scientifichi - Il plurale di linguistico è linguistichi

scritto da gwendalyne alle ore 18:57 | permalink | commenti
categoria: il fu
domenica, 18 novembre 2007
È giunto il momento di postare quello che considero il pezzo forte de Il fu Mattia Pasqual (poi magari mi sbaglio di grosso, chi lo sa... ): il capitoletto dedicato al professore di Matematica e Fisica del triennio!

Il prof in questione era un'autentica miniera di battute, freddure e chi più ne ha più ne metta. Prima che facessimo la sua conoscenza, ci è stato presentato da uno studente più anziano che l'aveva già avuto come insegnante: «Come professore è forte, si mette alla pari degli alunni... cioè, non è inferiore». Effettivamente non era tra i docenti che incutevano più soggezione, tanto che, quando ci ha raccontato «Alla maturità ho avuto tutti 6, tranne un 7 in fisica e un 8 in educazione fisica», uno di noi si è permesso di replicare «Perché non ha fatto l'ISEF?». Sottinteso: così non veniva ad insegnare Matematica a noi. Una volta che il prof, palesemente affetto da calvizie, ci raccontava di aver preso tanto sole, un mio compagno gli ha fatto notare «Professo', lo sa che il sole fa cadere i capelli?», ed un altro ha subito aggiunto «Si vede!».
Il brav'uomo non era particolarmente severo con chi arrivava in ritardo, adducendo magari giustificazioni del tipo «L'autobus ha deragliato», anche se ammetteva «Se fossi in me non vi farei entrare». Quando trovava l'aula quasi vuota per i "filoni" (è così che si dice da noi quando si marina la scuola), commentava:

Prof: Siete sei gatti.
Alunno: Ma se siamo sette!
Prof: Che ne sapete chi non ho trattato da gatto?

Era specializzato nel fare battute sugli argomenti più disparati. Uno degli argomenti che trovava più congeniali era la religione. Un giorno cominciò la lezione dicendo «Vorrei fare un po' di religione... vi racconto una parabola» (per inciso, sappiate che «per tracciare una parabola occorrono pochi punti... come quando uno si fa male lievemente»). Un'altra volta, mentre ci leggeva una circolare: «Lunedì 19 ottobre si celebrerà l'assemblea di istituto», ha aggiunto «Ore 9... Santa Messa». Ecco un altro esempio di humour catechistico:

Alunno: Possiamo usare le tavole? (logaritmiche)
Prof: Tu fai religione?
Alunno: Perché?
Prof: Non le usi, le tavole? (dei dieci comandamenti)

Quando si trattava di risolvere un sistema di equazioni, immancabilmente la sua mente andava al Totocalcio, il che gli faceva dire cose del tipo «Questo è un sistema. Quante doppie?», e «Se non fai il sistema come fai a fare 13?».
Comunque, il prof si sentiva particolarmente ispirato dalla trigonometria, ed in particolare dalla funzione seno... Non si limitava certo ai giochi di parole con "sinusoide" e "sinusite". Ecco cos'ha detto mentre interrogava una mia compagna: «Il seno... Fammelo vedere. (poi) Il seno l'ha fatto vedere bene, ma era troppo piccolo. (poi) Mettiamo il seno in evidenza».
Qualche lezione dopo, alla lavagna è stata chiamata un'altra ragazza...

Prof: Dimmi il teorema dei seni...
Alunno: Ma perché lo chiede sempre alle ragazze?
Prof: Non sono come Pacciani, non chiedo quello sinistro.

Per restare in ambito sessuale, una volta il prof ci ha tranquillizzati informandoci che «a far l'amore con la realtà virtuale non si prende l'AIDS, a meno che il computer non abbia dei virus». Poi non c'era da stupirsi se, quando il prof dopo un'assenza raccontava «Sono stato a letto...», qualcuno gli chiedeva «Con chi?».
Ma passiamo ad un'altra funzione trigonometrica, la tangente. Si noti che eravamo in piena era di Tangentopoli, quindi le battute si sprecavano. Un giorno il prof spiegò: «Che periodo ha la tangente? Dipende dall'attività che uno fa. Poggiolini, ad esempio...» (per chi non se lo ricordasse, Poggiolini era tra le persone implicate nelle indagini di Mani Pulite). Ah, dovete sapere che «tangente viene dal latino "tango"... il ballo», così come la lambada ha a che fare con la lettera greca "lambda". Si vede quindi che spesso il prof si divertiva a darci l'etimologia delle parole. A volte ci azzeccava... (in periodo di elezioni, a uno che osservava «Lei c'ha la faccia da candidato», ha risposto «Non ho nessuna veste bianca»), altre volte meno («pecora deriva da pecunia», ma non era il contrario?). Un ultimo esempio di illuminante precisazione linguistica: «Prendiamo una quantità discreta... non nel senso che si fa gli affari suoi».
Chiusa la parentesi etimologica, ritorno alle spiritosaggini più o meno attinenti alla matematica. Una volta, osservando che di tre nostre compagne che erano solite stare sempre insieme ne era presente solo una, osservò: «Il trio si è scomposto... Eppure 3 non si può scomporre, perché è un numero primo». Spesso doveva ripetere le spiegazioni perché qualcuno era stato assente (del resto, il prof non rinunciava a spiegare neanche quando la classe era mezza vuota, nonostante le nostre rivendicazioni: «Davanti a dieci persone assenti lei non può spiegare!»)...

Alunna: Io verrei all'interrogazione, ma non sono stata alle spiegazioni sui limiti...
Prof: Hai dei limiti?

... o non aveva capito qualcosa.

Alunno: Non ho capito bene l'infinito.
Prof: Non hai studiato Leopardi?

«Non capisci le radici? Eppure t'intendi di cucina!»

Una volta affermò: «Quando parlo io, sono la logica personificata», ed in effetti faceva uso della logica anche in situazioni che non lo richiedevano, come nel caso seguente.

Prof: Mica ti sei offesa?
Alunna: No, no!
Prof: Hai detto due volte "no", perciò hai detto "sì", perché due negazioni si annullano.

Alla fine delle lezioni, inesorabile, il professore ci dava gli esercizi, anche se lui preferiva definirlo diversamente: «Non vi do esercizi, vi do solo i numeretti», e mentre dava questi numeretti, naturalmente, annunciava «Sto dando i numeri». Tentava di rendere più piacevole l'incombenza scherzandoci su: «Esercizi numero 20... 84... Qualcuno ha fatto ambo?».

A partire dal quarto anno, il prof di Matematica ci ha insegnato anche Fisica e, per prima cosa, ha messo in chiaro che «la fisica s'interessa della materia, lo spirito non c'entra».
Tra gli argomenti che ha trattato c'era la propagazione delle onde, le quali possono essere riflesse («L'onda è respinta, non rimandata») o rifratte («La rifrazione avviene se si cambia mezzo. Cioè se si passa dal treno all'autobus?!»). Quando si è parlato di onde elettromagnetiche, abbiamo imparato che per determinare il colore di un corpo opaco... «gli si passa una mano di vernice!».
Ad uno di noi che sembrava poco interessato alla dimostrazione dell'esperimento di Millikan (nel quale si utilizza dell'olio in goccioline minutissime) si rivolse dicendo: «Sei a dieta? Non t'interessa l'olio?». Lo stesso fanciullo una volta si sentì rivolgere la domanda «Cos'è la velocità? Lo chiedo a te, che sei un tipo dinamico».
A scanso di equivoci, ricordo che «le fasce di Van Allen non sono quelle che aveva quando era piccolo».
Infine, un suggerimento che potrebbe tornare utile: «Dove si trova la corrente alternata? Metti la spina alla presa...».

Il prof mostrava la propria impostazione matematica anche quando si trattava di metterci i voti: ad esempio, «Sei sfortunato perché non ho il registro, sennò ti avrei messo un voto maggiore o uguale a 6». Ma i voti erano anche un pretesto per dire spiritosaggini.

Prof: Sai giocare a carte?
Alunna: Perché?
Prof: Hai tre sette.

Alunna: Voglio sei.
Prof: Mi dai del tu?

Certo nessuno di noi esultava quando il prof interrogava, ma lui cercava di sdrammatizzare la cosa dicendo «Io non interrogo, io colloquio». Analogamente, a chi gli faceva notare che non dava il buon esempio leggendo il giornale nelle ore di lezione, replicava «Io non sto leggendo, mi sto informando». Questione di sfumature. A volte capitava che qualcuno di noi gli chiedesse in prestito il giornale:

Alunno: Professo', posso vede' una cosa al giornale? Il tempo...
Prof: Ma se questo è il Corriere della Sera!

Se si tentava di farlo parlare di calcio, ecco cosa poteva succedere...

Alunno: Che cosa ne pensa di Carnevale? (il calciatore, che allora giocava nel Pescara)
Prof: Eh, è un bel giorno, anzi due giorni di vacanza...

Inevitabilmente il senso dell'umorismo del prof ha contagiato un po' anche noi alunni. Una volta che il prof aveva comperato una lampadina, un mio compagno gli ha chiesto: «Vuole far luce su un problema?». E una volta che, nel tentativo di citare un proverbio, il prof si è sbagliato ed ha esordito con «La gatta cieca...», un altro ha prontamente concluso dicendo «... fece i gattini frettolosi». Un giorno in cui c'erano molti assenti il professore, pensando che gli alunni mancanti fossero semplicemente fuori dall'aula, ha ordinato:

Prof: Chiamate gli altri!
Alunno: Gli altri siamo noi! Siamo solo noi!

Poiché il tempo a disposizione era poco, abbiamo dovuto concludere lo studio dell'ottica senza studiare un argomento interessante come l'occhio umano:

Prof: Non potevamo dedicare del tempo all'occhio.
Alunna: Anche l'occhio vuole la sua parte!

Concludo sottoponendovi un quesito esistenziale sul quale il prof una volta si stava arrovellando: «Perché si chiama Duplo?» (se è triplo).

scritto da gwendalyne alle ore 16:43 | permalink | commenti (4)
categoria: il fu
domenica, 11 novembre 2007

Dopo il post sul francese, eccone uno dedicato all'altra lingua straniera che studiavamo al liceo: l'idioma di Shakespeare!

La prof

La nostra prof di Inglese era di origine abruzzese ma aveva lavorato per diversi anni in Brianza, arrivando alla seguente conclusione: «Al Nord tutti polentoni, al Sud tutti terroni». Sfoggiava una pronuncia dell'inglese inappuntabile e di conseguenza era tendenzialmente insoddisfatta della nostra, tanto che uno di noi si è beccato un impietoso «leggi proprio come un tuareg» (ma io dubito fortemente che lei avesse mai sentito un tuareg parlare in inglese). Le cose più strane, in effetti, le diceva in italiano: ad esempio, «ascoltare la musica con occhio attento», oppure «il crawl, quella specie di nuoto» (è uno "stile", in effetti...). Anche il fatto di dover riportare la disciplina fra noi le faceva dire frasi insolite, come «Mi state mettendo il bastone tra le ruote!»; una volta che qualcuno stava facendo rumore, esasperata sbottò: «La prossima volta porto una clessidra e comincio anch'io a fare tic-tac in classe!» (ma le clessidre non sono silenziosissime?). Anche le finestre dell'aula le ispiravano espressioni creative: «Tira un po' giù il sole» e un inspiegabile «Richiudi la finestra che perdiamo tempo».

Gli studenti

Anche se la lingua inglese era relativamente nuova per noi (il francese invece l'avevamo già studiato alle medie), stranamente l'abbiamo massacrata di meno. Cito soltanto un paio di traduzioni: due frullati alla fragola = du' strawberry milk shakes e the Wars of the Roses = la guerra dei Roses (anziché "la guerra delle Due Rose"), e l'augurio che tutte le persone anglofone dovrebbero fare al proprio amore il 14 febbraio: «Happy Sanvalentine!».

Gli altri prof

Ma il corpo docente non dà certo il buon esempio in fatto di padronanza delle lingue straniere. Una volta il prof di Matematica si stava arrovellando per ripescare una parola dagli anfratti della sua memoria: «Backflash... feedback... Come si chiama quando uno canta su una base musicale registrata?». Playback, professore, si dice playback. E non se la cavava meglio con la pronuncia: «Quell'alfa sembra la & di Stacci ed Asc» (voleva dire "Starsky & Hutch"... ma non faceva prima a dire "e commerciale"?).

Concludo con un elenco delle pronunce che vari prof hanno partorito per alcune parole straniere:

élite si pronuncia elàit
revival si pronuncia revìval
Ray Charles si pronuncia Rai Ciars
Freud si pronuncia Fred
lapsus freudiano si pronuncia... così come è scritto
nouvelle generation si pronuncia nuvèl generéscion

scritto da gwendalyne alle ore 17:07 | permalink | commenti
categoria: il fu
domenica, 04 novembre 2007
La professoressa di Scienze, durante l'insegnamento della Biologia, si è lasciata sfuggire alcune inesattezze del tipo «I protostomii comprendono varie specie animali tra cui le alghe, i celenterati e le spugne» e «Questa specie di epilessia si chiama jacksoniana perché a chi ce l'ha prendono le convulsioni come quelle di Michael Jackson» (o forse questa era una battuta? Mah! ). Aveva anche poca confidenza con le unità di misura, avendo detto che «l'unità di misura della potenza sonora è l'hertz» e che «le coordinate geografiche (latitudine e longitudine) si misurano in gradi centigradi».
Ma per fortuna ci ha anche fatto fare un po' di esperienze dal vero, come quella volta che prese un cervello animale dal macellaio ed arrivò in classe annunciando allegramente: «Sezioniamo il cervello con un po' di coltello».
Durante le interrogazioni aveva un atteggiamento che andava dalla presa in giro...

Alunno: L'insulina rende disponibili le riserve di zucchero.
Prof: Dove? Nella dispensa?

... alla contraddizione fine a sé stessa.

Alunno: Quindi il boro vuole tre molecole...
Prof: No, tre atomi! Non sbagliare la terminologia! (un istante dopo) Dunque, vuole tre molecole...

scritto da gwendalyne alle ore 18:45 | permalink | commenti (1)
categoria: il fu
domenica, 28 ottobre 2007

Ecco un capitoletto de Il fu Mattia Pasqual in cui ho raccolto alcune nuove definizioni di termini esistenti!

acquerello
s. m. Parola che si utilizza abitualmente giocando ad "acqua, fuoco, fuochino".
Alberto Lupo
Personaggio dei fumetti altrimenti noto come Lupo Alberto.
approvvigioni
s. f. pl. Generi che servono per il sostentamento di una pluralità di persone. SIN. Vettovaglie.
Arsenico
Nome del famoso ladro Lupin.
assemblare
v. intr. Riunirsi in assemblea.
Assisi
Termine usato nell'espressione Corte d'Assisi.
Atlante
Uno dei Titani, condannato da Zeus a reggere sulle spalle un sovrappeso.
avversità
s. f. L'essere avverso: C'era un'avversità verso le guerre puniche.
balìa
s. f. Donna che allatta i figli altrui e se ne prende cura dietro compenso.
Big Ben
La grande esplosione da cui, secondo alcune ipotesi, avrebbe avuto origine l'Universo.
branchia
s. f. Ramo della scienza e dello scibile: una nuova branchia della filosofia.
Cadillac
Filosofo francese che qualcuno si ostina a chiamare Condillac.
Campagnola
Località in cui nacque il condottiero al quale è ispirata la tragedia del Manzoni Il conte di Campagnola.
cerbottana
s. f. Moglie del cervo.
chioccia
s. f. scala a chioccia, scala a forma elicoidale.
cioccolata
s. f. Marmellata di nocciole.
coinciso
agg. Breve, stringato: esprimere i concetti in modo molto coinciso.
comprensivo
agg. Che si può comprendere: Non è facilmente comprensivo.
condominio
s. m. Data una funzione f definita su un insieme E, si dice condominio l'insieme descritto da f(P) quando P descrive E.
convogliare
v. intr. convogliare a nuove nozze, risposarsi.
cronaca
agg. f. malattia cronaca, malattia ad andamento prolungato.
crossare
v. tr. Segnare con una crocetta.
decadenza
s. f. Inflessione, modulazione della voce: leggere una poesia in latino con la giusta decadenza.
dispenso
s. m. Consumo eccessivo e spesso inutile: dispenso di energie.
Egizio
Stato dell'Africa nordorientale: l'antico Egizio.
ellissi
s. f. Figura geometrica che talvolta viene anche chiamata ellisse.
Faenza
Antico nome di Firenze.
fortezza
Aggettivo di forte.
frustato
agg. Reso vano, avvilito.
geiger
s. m. Manifestazione di vulcanismo rappresentata da emissione violenta e intermittente di getti d'acqua calda mineralizzata: In Islanda ci sono i geiger.
genero
s. m. Tipo di composizione che presenta dati caratteri di contenuto e di forma: genero letterario.
laguna
s. f. Vuoto, mancanza.
lievitare
v. intr. Sollevarsi in aria contro le leggi di gravità, anche fig.: Alessandro sta per lievitare.
Lyly, John
Scrittore inglese che è stato protagonista del film a cartoni animati Lyly e il vagabondo.
magniloquente
agg. Che magna parlando.
Menarca
Personaggio mitologico a volte chiamato Menalca.
mentecatto
s. m. Gelato molle e vellutato, servito in coppa; alcuni lo chiamano mantecato.
monomio
s. m. Espressione algebrica costituita dal prodotto di più fattori letterali preceduto da un coefficiente numerico; tale termine deriva dal latino μονοσ.
nazareno
s. m. Ospedale per malattie infettive ed epidemiche: Gli appestati venivano ricoverati nel nazareno.
nuocere
v. intr. (part. pass. nocìto) Recare danno, fare del male.
Oliva
La moglie di Braccio di Ferro.
onda radio
s. f. Lunghezza d'onda: Siamo sulla stessa onda radio, Ci intendiamo a meraviglia.
poliedro
s. m. Una specie di cavallo.
precisione
s. f. Atto, effetto del precisare: Facciamo un'altra precisione.
quiz
s. m. Nella locuzione Non me ne frega un quiz, Non mi interessa minimamente.
radio
s. f. Una delle due ossa dell'avambraccio: La radio è un osso del braccio.
salame
s. m. Insaccato appartenente alla famiglia dei salùmidi.
scadere
v. intr. Giungere al termine del proprio mandato: I rappresentanti sono scaduti.
scompartimento
s. m. Nella locuzione scompartimenti stagni, ambienti nei quali e fra i quali regna l'incomunicabilità più assoluta.
seccatura
s. f. Operazione consistente nell'eliminazione parziale o totale, da materiali o sostanze varie, di acqua o di altri liquidi.
sollecitudine
s. f. Atto del sollecitare.
soqquatto
agg. Nella locuzione avverbiale di soqquatto, di nascosto, badando a non farsi scorgere.
sorpassare
v. tr. Uscire senza danno da una situazione difficile o pericolosa: La nostra compagna ha sorpassato l'esame.
spassionato
agg. Preso da passione, interesse, commozione: l'amore spassionato per la donna.
sperdere
v. tr. (part. pass. sperso) Sciupare, sprecare: Ci abbiamo sperso un po' di tempo.
spiga
s. f. a spiga di pesce, si dice di ciò che nel disegno o nella forma ripete il tracciato della lisca dei pesci.
svista
s. f. Occhiata: Gli ho dato solamente una svista.
travasare
v. tr. Alterare qualcosa presentandola in modo inesatto: Le parole vengono travasate.
trekking autogeno
Tecnica di autorilassamento.
umanità
s. f. Totale concordanza di idee, opinioni, aspirazioni, tra più persone: All'umanità tutti i ragazzi partecipano al corso pomeridiano.
vite
s. f. Parte del corpo umano sopra i fianchi, in corrispondenza della cintura: seno, vite, fianchi.
ziggurat
s. f. Tempio a forma di alta torre a gradoni, tipico della Sardegna: le ziggurat sarde.
scritto da gwendalyne alle ore 14:43 | permalink | commenti
categoria: il fu
domenica, 21 ottobre 2007

Ecco un nuovo capitolo de Il fu Mattia Pasqual dedicato ad una delle materie più ostiche, dopo la Matematica: il Latino.

Se questo era il modo in cui veniva trattata la nostra lingua madre, figuriamoci cosa poteva succedere quando si affrontava una lingua morta e sepolta come il latino... Effettivamente si è scoperto che «Bellum Gallicum» vuol dire «bel gallo», «Bellum Iugurthinum» diventa «la bella Giugurtina» e «memento mori» significa «il momento delle more» (che non è il seguito de Il tempo delle mele). Come già successo in francese, un uso inappropriato del vocabolario poteva portare a risultati sconcertanti, come quando la frase «In tanta caligine maior erat usus aurium quam oculorum» fu tradotta «In una tale oscurità era maggiore l'uso degli ori che delle ricchezze». Inoltre, quando ad un mio compagno fu chiesto «Come si dice chiedere in latino?», lui rispose «I would like».
Non andava molto meglio quando dalle versioni si passava allo studio degli scrittori dell'antica Roma: spuntavano fuori versi chiamati «esametri sporadici» (spondaici), si sentiva dire che «il personaggio più importante delle Tusculanae disputationes è Tusculo», e qualcuno commentava che «i poeti del circolo di Messalla preferivano trascorrere la serata con una ragazza che impegnarsi politicamente». Mica scemi, quelli. Ma noi studenti in lotta con le lettere classiche ci siamo sentiti un po' meno negati quando una nostra professoressa, volendo fare sfoggio del suo latinorum, ha rielaborato a modo suo alcuni famosi proverbi e detti latini: «Dura lex, fiat lex» (Dura lex, sed lex), «Ipse dicti» (Ipse dixit), «Dada tracta est» (Alea iacta est).

scritto da gwendalyne alle ore 14:48 | permalink | commenti
categoria: il fu
domenica, 14 ottobre 2007
Ecco un capitoletto de Il fu Mattia Pasqual dedicato ad espressioni tendenzialmente paradossali e bizzarre!

Occasionalmente, nella mia classe, sono state pronunciate frasi un tantino incoerenti dal punto di vista della «cronologia del tempo» (come qualcuno l'ha definita)...

Dai contemporanei ai nostri giorni - Lui è assente ieri - Mo' l'ho detto prima - Un film che vedremo l'anno scorso - Quando lo facciamo il compito, venerdì scorso? - Domani usciamo alla prima ora

... oppure dal punto di vista delle relazioni spaziali.

Quell'angolo qua - Ai nodi viene il pettine (del resto, se la montagna non va a Maometto...)

Ma il nonsense si è impadronito di molti di noi nei modi più disparati; lo dimostrano frasi come «Sì, ci stavo... Me lo hai raccontato tu dopo», «Non c'ho l'orologio, vado a orecchio», «Non mi ricordo cosa ho dimenticato», «Cancella quel 2 che sembra un 2», «È abbastanza impossibile», «Scrivi più piano» (più grande)... per non parlare poi dei seguenti dialoghi.

Prof di Latino: Come si dice "miele"?
Alunno: Mel, mellis.
Prof di Latino: E che significa? (Ma l'ha detto lei poco fa!)

A: Mi dai un foglio?
B: Dillo in italiano.

C: Ci vieni a Capodanno a casa mia?
D: Quando?

Ecco invece qualche esempio di dialogo in cui non è stata applicata la regola della prof di Inglese «Non diciamo fisco per fiasco!».

(Mentre si parlava dell'enciclopedia Treccani)
Prof: (volendo fare una battuta, chiede a un'alunna) Tu quanti cani c'hai?
Alunna: Ne avevo due di cani, poi uno è morto...

Prof di Francese: Allora leggi in francese.
Alunno: "Puis la Florence...".
Prof di Francese: Ti ho detto di leggere, non di tradurre!
Alunno: OK! "Puis la Florence...".
Prof di Francese: Allora non ci siamo capiti! Devi leggere, non tradurre!
Alunno: Veramente, professo'...
Prof di Francese: Oh, scusate! Mi sarò assordito...

Alunna: È femminile?
Prof di Francese: No, è plurale.

Prof: Chiudete le finestre perché sbatte.
Alunna: Siamo pochi.

Noi: Mo' ti geli!
Tizio: Perché, piove?

Quando si parla con i prof di posti dove fare shopping, ecco i risultati che si ottengono.

Alunno: Professo', do' l'ha presa la cravatta?
Prof: A casa, perché?

Prof: Dove l'hai presa, quella maglia?
Alunna: A "Manhattan". (negozio di abbigliamento del centro di Pescara)
Prof: Ah, in America!

Un altro argomento in grado di generare sconcertanti conclusioni era il calcio: «A Inter il Pescara ha vinto 2 a 0» (non sapevo che la città di Milano avesse cambiato nome) e «A centrocampo ci stava solo Giannini per tutte e tre le squadre».

Infine, durante il secondo anno, la prof di Inglese ci poneva il seguente quesito: «Ma voi, quanti anni avete? Non avete ancora la patente?», dimostrando di avere un'idea abbastanza vaga dell'età dei suoi pupilli, i quali all'epoca non potevano avere più di 16 anni.

scritto da gwendalyne alle ore 21:46 | permalink | commenti
categoria: il fu
domenica, 07 ottobre 2007

Ecco a voi l'ennesimo brano estratto da Il fu Mattia Pasqual, dedicato ai lapsus prodotti parlando di storia e filosofia!

Nel periodo in cui si studiava l'antica Roma, è emerso che «ai veterani dell'imperatore veniva assegnato un appezzamento di denaro». Ma le risposte più clamorose sono state fornite alla domanda «Che cos'è successo nel 476 d.C.?»:

  1. «È morto Carlo Magno»;
  2. «È stata scoperta l'America».

(Nota: Io ho sempre avuto una certa avversione per le date, ma queste tre me le ricordo: nel 476 d.C. è finito l'Impero Romano d'Occidente, mentre Carlo Magno è stato incoronato la notte di Natale dell'800 - quando è morto non lo so - e Cristoforo Colombo ha scoperto l'America nel 1492... C'è una bella differenza, no?)

Come la stessa prof di Storia e Filosofia ci ha raccontato, la filosofia viene a volte definita come «quella cosa con la quale o senza la quale si rimane tale e quale»...
La prof ci teneva molto al fatto che noi usassimo la terminologia più appropriata, ma ciò non ci ha impedito di farla inorridire dicendo cose del tipo «le virtù sono une», «l'inconoscibilità del noumeno, cioè del fenomeno» (peccato che siano due concetti completamente opposti) e «il sensibile e l'insensibile» (si direbbe "soprasensibile", ma vabbe'...). Del resto errare è umano: lei stessa si è lasciata scappare che «l'uomo nasce uomo e muore donna» (incidenti di percorso) ed ha parlato del «mito del carro armato» anziché del carro alato. Qualcuno ha fatto anche lo spiritoso parlando di «giudizio determinante, giudizio riflettente e dente del giudizio». Durante la relazione sul "Convito" di Platone (il quale, come la prof ci insegnava, «teneva una coccia grande quanto una panara»... mica come la nostra, che spesso serviva soltanto «pe' sparti' le recchie»), è infine emerso che «Aristofane era un tragediografo comico».

scritto da gwendalyne alle ore 15:16 | permalink | commenti
categoria: il fu
domenica, 30 settembre 2007
Poiché la nostra era una sezione sperimentale, oltre al francese, che studiavamo dalle medie, al liceo abbiamo imparato anche l'inglese, del quale non si può più fare a meno.

Studiare due lingue è stato senza dubbio un vantaggio, ma a volte è capitato che generasse una certa confusione:

Prof di Inglese: Are you sure of what you are saying?
Alunna: Oui.

A forza di parlare in francese sul lavoro, al prof di Francese succedeva spesso di intercalare nei suoi discorsi in italiano qualche caratteristica della sua seconda lingua. Ecco alcuni esempi: «dictionario», «compreensione», «pantagrüelico», «ti vuole donnare...», «Sto per lejere une légende», «Hai capito alors?», «Cosa hai fatto? Sei bronzata?».
Gli capitava anche di impappinarsi quando faceva le domande in francese, tipo «Dites-moi l'infinitif du verbe vendre» (ma è "vendre", no?) o «Qu'est-ce que signifie pantagruelesque... pantagrueliste... pantagruelique?»
Questo invece è quello che succedeva quando il prof si avventurava in argomenti a lui poco familiari: «Il cervo ruggì... o barrì?» (si dice "bramì"), «Farmaci onomatopeici» (omeopatici?), «L'optometria riguarda il movimento, se non sbaglio» (veramente ha a che fare con la vista), «Il climaterio è quello che può essere per l'uomo la menopausa».

Quando noi studenti facevamo le traduzioni dal francese in italiano, confidando nella similitudine tra le due lingue neolatine, facevamo di tutto pur di non mettere mano al dizionario: a volte si inventavano anche delle parole nuove. Lo dimostra il seguente elenco.

chevaux = capelli
élèves = elevi
farouche = farucco
fricassée = frittata
muletier = mulo
orphelin = orfelino
pieusement = piosamente
romanesque = romanesco
sorcier = sorcio

Analogamente, traducendo dall'italiano in francese, anziché consultare il dizionario preferivamo dar libero sfogo alla fantasia. Avvertenza: se vi esprimete così quando andate in vacanza in Francia, c'è il rischio che vi ridano in faccia (o, nella migliore delle ipotesi, che facciano finta di non capire anche se probabilmente hanno capito benissimo).

allontanarsi = s'allontaner
al primo posto = au prime poste
fino alla riga = fin à la rigue
lamentarsi = se lagner

Viceversa, in qualche caso l'uso del dizionario ti si può ritorcere contro.

egli conserva vecchie foto = il confiture de vieilles photos (peccato che qui "conserva" fosse verbo e non sostantivo)
un muro spesso = un mur souvent (analogamente, qui "spesso" era aggettivo e non avverbio)
impiegato = plein de plaies (l'interessata aveva letto "impiagato")

Inoltre una mia compagna, con la stessa inattaccabile logica con cui una volta aveva affermato «Se non è vero, perché dovrebbe essere vero?», ha dedotto «Se "frapper" significa bussare, allora "frappé" significa bussato!».

scritto da gwendalyne alle ore 15:04 | permalink | commenti
categoria: il fu
domenica, 23 settembre 2007

Ecco un'altra puntata tratta casualmente da Il fu Mattia Pasqual!

Nelle ore di Disegno, compatibilmente con il mormorio che disturbava la lezione e costringeva il prof a ricondurci all'ordine con frasi del tipo «Ti voglio sentire zitto», abbiamo avuto modo di imparare varie tecniche, tra cui l'«assonometria assonometrica». C'è stata però qualche difficoltà nel padroneggiare la terminologia corretta, come testimonia il seguente dialogo.

Prof: Che vuol dire "prospettiva accidentale"?
Alunno: Che j'ha pres' 'n accidend'.

Nelle ore dedicate alla Storia dell'Arte abbiamo conosciuto la scultura dell'antica Grecia.

Prof: Qual è il nome greco del "portatore di lancia"? (doriforo)
Alunno: Compro una vocale.

Siamo andati alla scoperta delle prime basiliche cristiane, in cui «il quadriportico era destinato ad accogliere i neocatecumeni» (catecumeni). Abbiamo studiato l'arte romanica, osservando vari elementi architettonici tra cui i «pilastri cruciferi» (cruciformi), le «finestre a ginocchiera» (inginocchiate) e gli «archetti utensili» (pensili) ed imparando che «le finestre delle chiese romaniche si trombano verso l'interno» (si dovrebbe dire "sono strombate", ma vabbe'...). Abbiamo poi scoperto gli artisti italiani, da «Brunellesco» a «Mosaccio», fino a «Borromino». Abbiamo appreso che Donatello realizzò un David, anzi un «Dèvid bronzèo». Ci sono state illustrate le bellezze di Assisi, che però a qualcuno non sono rimaste molto impresse:

Prof: Parlami di Assisi.
Alunna: Eh... ci sono andata!

scritto da gwendalyne alle ore 15:19 | permalink | commenti (1)
categoria: il fu
martedì, 18 settembre 2007

Dopo le gaffe della prof di Lettere del triennio... ecco a voi i lapsus dei miei compagni di classe riguardo alla letteratura italiana!

Durante gli anni del liceo abbiamo conosciuto vari personaggi, come «Filippo Bello il Quarto» (non Filippo Quarto il Bello) e Carlo di Valois, che «era il fratello di Carlo Magno»; c'era inoltre Arrigo VII, che «voleva fare dell'Italia un'isola unita», anche se non si sa come pensasse di riuscire a staccarla dal continente europeo. Ce n'è anche per un Papa:

Prof: Diciamocelo, Bonifacio VIII era proprio un figlio di buona donna!
Alunna: Così, papale papale... (è proprio il caso di dirlo!)

Abbiamo poi studiato il Petrarca e «il fratello di Petrarca, Giovanni» (ma non era il fratello di Ugo Foscolo a chiamarsi così?), il Boccaccio e il suo Decameron, nel quale «alle novelle a tema libero erano dedicati il primo e il nono giorno della settimana», ed è persino spuntato fuori un pettegolezzo su un presunto «amore fra Laura e Beatrice». Quando abbiamo esaminato l'Orlando Furioso e compagnia bella, abbiamo appurato che «il verso delle commedie dell'Ariosto è l'endecasillabo falecio».
Abbiamo dedicato molto tempo a Dante ed in particolare alla famigerata Divina Commedia, anche se purtroppo «fare la parafrasi scritta del Paradiso è un inferno».
Quando abbiamo letto I promessi sposi abbiamo fatto la conoscenza di tanti personaggi, come «il cardinale Ferdinando e l'imperatore Federigo», e «Don Cristoforo». Ma il culmine è stato toccato durante la lettura di uno dei capitoli ambientati a Milano: «"Adelante, presto, con juicio...". Ma perché si ostina a parlare latino?» (faccio notare che si trattava di un liceo scientifico...).
Studiando non so quale autore, ne abbiamo considerato le «opere scritte prima e dopo il suicidio».
E dulcis in fundo... «come diceva un critico... "Non è bello quel che è bello, ma è bello quel che piace"». A cosa serve disquisire tanto di letteratura di fronte ad una verità così profonda?

scritto da gwendalyne alle ore 21:52 | permalink | commenti (2)
categoria: il fu
domenica, 16 settembre 2007

Ladies and gentlemen, ecco a voi finalmente un primo brano tratto da Il fu Mattia Pasqual!

La nostra prof di Lettere del triennio aveva, come dire, un rapporto conflittuale con le lettere dell'alfabeto, usandone una al posto dell'altra senza alcuna ragione apparente. Non dimentichiamo che il titolo di questa raccolta, «Il fu Mattia Pasqual», è "opera" sua. Ad esempio, tendeva a distribuire a casaccio delle "o" finali parlando dell'eroe «Eneo», di un non meglio specificato «poeto» e lasciandosi scappare l'espressione «un viso dolcio» (poi ha cercato di recuperare dicendo: «Eh, perché "viso" è maschile!»). Altre volte piazzava delle "n" laddove non c'entravano niente, parlando di «religiosinà» e della «funzione angelicata che viene data alla nonna».
Ecco una piccola rassegna di casi in cui, cambiando qualche lettera, la prof ha ottenuto altre parole di senso compiuto... peccato che fossero nel posto sbagliato: «...come nel monastero veniva gestita la scultura», «le corte provenzali», «Una volta alla settimana evito di interrogarmi», «Dobbiamo fare insieme una cosa importanza».
Ma la prof, a volte, si impappinava con la costruzione delle frasi durante le spiegazioni («Eravamo partiti... giunti... ci eravamo fermati al titolo») e le interrogazioni («Senti, sentiamo, vediamo, parliamo di Tibullo»). Ciò non le impediva, purtroppo, di formulare domande di questo genere: «Che differenza c'è tra il realismo di Goldoni e quello di Manzoni?», e «Se non ci fosse stato Goldoni ci sarebbe stata lo stesso la riforma del teatro?». Eh, chi può dirlo? Forse un laureato in Lettere Moderne!

Alla prossima puntata!

scritto da gwendalyne alle ore 15:18 | permalink | commenti
categoria: il fu
domenica, 09 settembre 2007
Con questo post inauguro una nuova categoria denominata il fu, abbreviazione de Il fu Mattia Pasqual... Ma andiamo con ordine.
Quando frequentavo il liceo lessi un libro molto divertente, intitolato Lo stupidario della maturità (sottotitolo Come restare immaturi e vivere felici). Si trattava di una raccolta di frasi buffe incredibilmente ma veramente pronunciate da giovani maturandi e professori. Potete leggerne un capitolo qui. L'autrice del libro era Mitì Vigliero, che ha poi continuato a scrivere libri di altro genere, oltre ad aprire uno dei blog più apprezzati della Rete.
Fu allora che mi venne l'idea di scrivere lo stupidario della mia classe, raccogliendo gli strafalcioni più clamorosi di compagni e professori, senza tralasciare qualche "perla" di mia creazione!  Tale stupidario inizialmente era riportato nelle pagine domenicali e festive del mio diario scolastico, ma in seguito ne feci un vero e proprio libricino, scritto rigorosamente a penna su fogli protocollo a quadretti ritagliati e cuciti insieme. Lo intitolai per l'appunto Il fu Mattia Pasqual, prendendo spunto da una memorabile gaffe della prof di Lettere.
Non dimenticherò mai la serata che precedette lo scrutinio di ammissione alla maturità. Quella sera ci fu una cena alla quale parteciparono tutti i compagni di classe e pure i professori, e un compagnuccio del quale ho rimosso l'identità ebbe la brillante idea di leggere davanti a tutti qualche stralcio del libricino che mi ero incautamente portata appresso. Inutile dirvi che i professori rimasero sfavorevolmente colpiti dal fatto che fosse firmato da me; non ho potuto fare a meno di pensare che, se non avessi avuto un'ottima media, la mia ammissione all'esame sarebbe stata seriamente a rischio... Dalle mie parti, in situazioni del genere, si usa l'espressione "Che sbianco!!!" (molto più efficace rispetto a "Che figuraccia!").
L'anno dopo la maturità, con il mio primo vero computer, trascrissi Il fu in formato digitale (un file di Microsoft Works per Windows 95!). In seguito, avvalendomi delle mie elementari conoscenze di HTML, ho continuato a lavorare saltuariamente alla raccolta; ho eliminato le frasi meno interessanti e quelle che contenevano riferimenti inequivocabili a persone reali (per la serie "non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te"), ed ho aggiunto qualche parolina di commento alle altre, con l'intento di mettere online il tutto non appena avessi aperto un sito mio. Questo non l'ho ancora fatto, e chissà se mai lo farò... però un blog ce l'ho, ed ho quindi deciso di postare di tanto in tanto un estratto de Il fu Mattia Pasqual. Quando inizierò? E chi lo sa... Vorreste subito qualche anticipazione? Suvvia, in questo post mi sono già dilungata fin troppo!
scritto da gwendalyne alle ore 19:36 | permalink | commenti (10)
categoria: il fu