
Stamattina in ufficio è stata una giornata quasi come tutte le altre, nonostante il
lutto nazionale. Il clima sembrava più o meno quello di sempre, se non migliore per chi già pregustava i tre giorni di vacanza che ci aspettano. Qualcuno addirittura fischiettava distrattamente il ritornello de
La società dei magnaccioni,
quello che fa «
Ma che ce frega, ma che ce importa»: ah, quanto volevo che la smettesse...
Alle undici siamo stati invitati ad astenerci per
cinque minuti dal lavoro, per commemorare le vittime del
terremoto. Io ho approfittato della pausa per collegarmi al sito della Rai e guardare in streaming la
diretta dei
funerali. Siccome il pc è sprovvisto di scheda audio mancava il sonoro, ma le immagini erano di per sé fin troppo eloquenti. Le telecamere mostravano i duecento e passa feretri allineati in file interminabili, soffermandosi più volte su inquadrature da spezzare il cuore, come
questa: una bara grande sulla quale ne era stata posata un'altra più piccola e bianca. Bambini che sono andati incontro al loro atroce quanto prematuro destino assieme ai loro genitori. Ho chiuso il browser, ho cercato di ricompormi asciugando le inevitabili lacrime, e sono scesa al piano di sotto per raggiungere alcuni miei colleghi, riuniti in piedi in un silenzio irreale. A un certo punto è partito un applauso, che si è subito spento, per fortuna (non sono una che approva gli applausi ai funerali). Un attimo dopo ci ha pensato il boss a riportarci alla realtà, con un «Andiamo!?» un tantino perentorio... ma pronunciato con un tono decisamente meno burbero del solito, in effetti.
C'è voluta una
dispensa speciale da parte del Vaticano per poter celebrare la cerimonia funebre di
venerdì santo: ricorrenza densa di significato, considerando pure che per le popolazioni colpite quella che sta per concludersi è stata un'autentica
settimana di passione (il fatto che mi sia venuto in mente tale accostamento non significa che io condivida un punto di vista come
questo... anzi, proprio per niente!). Per fortuna, proprio questa mattina è giunta una
notizia in grado di far intravedere un barlume di speranza in un momento così buio: all'ospedale di Pescara è nata la tenerissima
Alice, la cui mamma prossima al parto era dovuta fuggire da L'Aquila a causa del terremoto.
A proposito di notizie... questa è stata una settimana campale nel mondo dell'informazione, e non tutti sono stati all'altezza della situazione:
CattivaMaestra ha raccontato un episodio lampante di cattivo giornalismo, e non si contano le
critiche al
filmato in cui una "mezzabusta" del Tg1 snocciola con orgoglio record di ascolto (
sono recidivi, comunque). Paolo Attivissimo, che abita in Svizzera,
non voleva credere che fosse vero... e probabilmente anch'io sarei stata scettica al riguardo, se non l'avessi visto con i miei occhi in diretta. Ancor oggi non mi spiego perché a nessuno in redazione sia venuta l'idea di bloccare quello... scempio, non mi viene un'altra parola. E, malgrado la
pioggia di e-mail di protesta, ancora non mi risulta che ci siano state delle scuse.
Probabilmente lo sai già, ma ripeterlo non guasta: la via più immediata per inviare aiuti economici alle popolazioni colpite è il
numero telefonico solidale
48580
(
1 euro per sms da cellulare,
2 euro per chiamata da fisso). Il ricavato sarà interamente devoluto al Dipartimento della Protezione Civile per il soccorso e l'assistenza.
Inoltre, so che in molti supermercati (a Pescara, perlomeno) è stata attivata la
raccolta di generi di prima necessità, alimentari (non deperibili) ma non solo, da destinare ai terremotati; qualcosa di simile a
questo, insomma. Tu vai a fare la spesa e compri qualcosa pure per chi in questo frangente è sprovvisto praticamente di tutto, seguendo le indicazioni che i volontari che si occupano della raccolta saranno lieti di fornirti: più facile di così...
Infine, in un momento in cui chiunque prova ad improvvisarsi sismologo, segnalo le
considerazioni, piene di buon senso e competenza, espresse dal geologo
Mario Tozzi, uno che stimo parecchio.