Pinocchio è una di quelle fiction che, già a metà della prima puntata, mi faceva venir voglia di smettere di vederla, eppure ho tenuto duro fino alla fine della seconda puntata... per sete di conoscenza, diciamo!
Tra l'altro volevo cercare di capire come mai una storia che aveva segnato probabilmente la fase più negativa nella carriera di Roberto Benigni, dopo i fasti de La vita è bella, facesse registrare ascolti così notevoli in un periodo in cui pure l'Auditel è in crisi. Guardando il cast internazionale di questo remake viene da pensare che non si sia badato a spese (forse, se hanno risparmiato su qualcosa, è stato sugli effetti speciali...
). Ma ce n'era davvero bisogno? Non sarebbe stato meglio rispolverare dagli archivi Rai lo storico sceneggiato del '72 diretto da Luigi Comencini e interpretato da Nino Manfredi, Gina Lollobrigida, Franco & Ciccio, ché tanto la storia sempre quella è? L'unica trovata originale (almeno credo) è stata quella di intrecciare la vicenda dell'autore Carlo Collodi con quella di Mastro Geppetto.Lo ammetto: a me la fiaba di Pinocchio non è mai piaciuta, mi ha sempre trasmesso una certa inquietudine... ma fino all'altro giorno non avrei saputo spiegare bene il perché. La fiction mi ha rinfrescato la memoria, ecco. Non solo manca una bella e indomita principessa in attesa del principe azzurro nella quale immedesimarmi
... ma il succo della storia lo riassumerei così: «Come inculcare ai vostri pargoli un sacco di insegnamenti validi, traumatizzandoli però con i sensi di colpa». Credo che persino Barbablù faccia meno impressione, se non altro perché racconta il Male in una forma più lontana dalla consueta quotidianità.Fai il disubbidiente? Le persone a te care passeranno i guai. Adori divertirti? Ti trasformerai in un somaro e qualcuno vorrà farti la pelle, quando non servirai più. Ma ecco l'aspetto che ho trovato maggiormente sconcertante: la fata turchina "muore" dal dispiacere quando Pinocchio non mantiene la promessa fattale... salvo poi "risuscitare" quando l'ormai ex burattino scopre la retta via. A questo punto mi è tornata in mente una lettera che avevo letto nella rubrica di consigli psicologici di non so quale rivista: una mamma era preoccupata per la sua bambina, la quale non accettava la morte della nonna, e temeva che "se ne fosse andata" per colpa sua. In confronto a questo, l'arcinota storiella del naso che ti si allunga se dici le bugie appare come un'innocua bazzecola. Gli unici aspetti della trama che ho trovato davvero edificanti, sia pur con qualche riserva, sono stati il desiderio di paternità di Geppetto e la sua difficoltà di essere un buon padre. Per Pinocchio era ancora più arduo essere un bravo figlio, visto che si è ritrovato di carne e ossa (con un cuore di legno) da un momento all'altro!
Comunque ho provato un autentico moto di rabbia quando il monello ha scambiato il biglietto d'ingresso allo spettacolo dei burattini con l'abecedario che suo padre gli aveva comprato vendendo l'unica giacca che possedeva per proteggersi dal freddo. Se fossi una tipa crudele avrei sperato che Mangiafuoco scegliesse proprio lui, con l'occasione ridiventato burattino, come combustibile! 
Concludo segnalando una spassosa rielaborazione dell'incipit del romanzo in forma di fincipit...

[P.S.: un Pinocchio molto simile a quello della foto sopra, tratta da Il Giocattolo, devo avercelo da qualche parte in soffitta]


[A quanto pare la notizia riportata su
(Certo, se è vero che in passato anche la Puccini è stata immortalata in atteggiamenti intimi con Riccardo Scamarcio, come sostiene Preziosi, allora il discorso cambia...)
(Anni e anni di Topolino hanno lasciato il 
Intorno alle 14, quando ho letto su Televideo la breve notizia della
È ufficiale: il prossimo Festival di Sanremo 
)
Nei giorni scorsi i telegiornali Rai hanno parlato parecchio di una novità rivoluzionaria riguardante l'azienda di Viale Mazzini: l'
In realtà
) ma imbarazzante e inopportuno come pochi, la melodia è praticamente inesistente, e il rap è meglio che Povia lo lasci a gente come i Gemelli Diversi (ma tu guarda se mi tocca parlar bene di quei quattro
Avviso per l'eventuale lettore che fosse appena uscito da un bunker senza televisione, radio, giornali e internet: 
Il 9 gennaio, presso il Cinema Teatro Massimo di Pescara, sarebbe dovuta andare in scena la commedia musicale Un amore grande grande, scritta dal giornalista Sandro Mayer e interpretata dalla figlia d'arte Manuela Villa e da due attori che hanno fatto coppia fissa per anni, artisticamente parlando: Andrea Roncato e Gigi Sammarchi.
(La canzone dello spot che ho visto in televisione è una versione riveduta e corretta di Astro del ciel, in realtà)
Manca meno di mezz'ora alla fine di questo Natale... ma c'è ancora tempo per pubblicare un post a tema!
Quando l'altroieri
Mi piange il cuore al pensiero di destinare una delle critiche più "cattive" nella breve storia di questo blog a un uomo che fino all'altroieri era il mio idolo incontrastato... ma c'è qualcosa dentro di me che me lo impone!
Il bel (?) Cristiano, invece, era impersonato da Francesco Mandelli. In fin dei conti trovo che, come spalla della Cortellesi, l'ex Nongio di Mtv sia stato all'altezza della situazione.
Questa sera su Raitre andrà in onda la seconda puntata di Non perdiamoci di vista, one woman show con protagonista la grande Paola Cortellesi. La puntata di esordio mi è sembrata un positivo salto di qualità rispetto al precedente di Nessundorma, trasmesso nel 2004. Certo, magari una durata di due ore è un tantino eccessiva e non tutti gli sketch erano proprio all'altezza della situazione, ma a mio avviso almeno tre momenti della serata di giovedì scorso valevano, per così dire, il prezzo del biglietto... o meglio del canone Rai!
Il blogger Mario Adinolfi, candidato nell'ottobre scorso alle primarie del Partito Democratico nonché primo dei non eletti alla Camera nelle file del PD, il 25 luglio scorso
)
Come può cadere in basso una persona pur di far parlare di sé... Perché in fondo è soltanto questo il suo obiettivo: mica penserà davvero di trovare qualcuno disposto a concludere la transazione?!
Anche se mia sorella era un'assidua spettatrice de La signora in giallo, io credo di non aver mai seguito dall'inizio alla fine una puntata di quel telefilm, che comunque viene immancabilmente riproposto ogni estate. L'altro giorno Sw4n ha provato a tracciare un 
Sfogliando il settimanale Dipiù ho letto che il ballerino Francesco Mariottini, uno dei concorrenti più amati dell'ultima edizione di Amici di Maria De Filippi, va fiero di una sua caratteristica fisica poco comune che, secondo il giornale, potrebbe diventare la moda dell'estate: l'ombelico a chiocciola. Già, perché esiste una classificazione degli ombelichi in base alla forma, la quale è suscettibile di ritocchino da parte del chirurgo estetico per la modica somma di euro duemilacinquecento: tonda (come Riccardo Scamarcio), ovale (come Elisabetta Canalis), a filo (come Bianca Guaccero), a becco di flauto (come Anna Tatangelo e Silvio Muccino), ossia rotondeggiante e con la parte superiore sporgente, considerato l'ombelico perfetto... e, appunto, a chiocciola. Devo ammettere che, quando ho letto questo articolo, mi sono tornate in mente scenette come
Su uno degli ultimi numeri di DipiùTV il conduttore Michele Cucuzza rivelava "in esclusiva" perché ha deciso di lasciare per sempre La vita in diretta e di passare a Unomattina: «Il direttore di RaiUno Fabrizio Del Noce mi ha offerto la conduzione di Unomattina. E io non ho avuto bisogno di tempo per riflettere: ho accettato subito. Non ero stanco di La vita in diretta, cui sono davvero molto legato. È solo che, quando mi hanno proposto Unomattina, l'ho vista come una nuova sfida. Sono onorato di entrare nel cast di questo programma». Peccato che in precedenza, intervistato da TV Sorrisi e Canzoni, l'occhiceruleo giornalista avesse dichiarato quanto segue: «Non sono io che lascio La vita in diretta, è l'azienda che mi chiede di lasciarla, secondo la logica della turnazione dei conduttori, introdotta recentemente, e mi trova del tutto consenziente. Anche perché cambio dopo dieci anni. Ma io stavo più che bene dov'ero». Non so a voi, ma a me le due versioni non sembrano del tutto compatibili...





Sempre a proposito di Augello, a pagina 33 del romanzo Il ladro di merendine Montalbano rimane nauseato dal fatto che Mimì sia solito cospargere di formaggio i primi piatti a base di pesce: «Persino una jena ch'è una jena e si nutre di carogne avrebbe dato di stomaco all'idea di un piatto di pasta alle vongole col parmigiano sopra!». E cosa dovrei dire io, che una persona con la stessa abitudine ce l'ho in famiglia?
E soprattutto, evita di parlare di violenza, non è proprio il caso: anche la definizione di violenza psicologica è del tutto inappropriata in questa circostanza.
Se aveste visto com'ero gasata quando ho ricevuto l'invito dalla Ipsos, avreste un'idea di come considero vuota la mia vita...