martedì, 10 novembre 2009
Qualche settimana fa, nei pressi dell'uscita Pescara Nord dell'autostrada A14, è stato inaugurato il
Città Sant’Angelo Outlet Village, «
il primo Company Store della riviera adriatica». A proposito, per chi non lo sapesse, un outlet «
è un centro commerciale specializzato nella vendita di prodotti di marche famose invenduti o usciti dal catalogo più recente del produttore» (fonte
Wikipedia).
Il Village l'ho visitato per la prima volta pochi giorni dopo l'apertura, ad inizio settimana e non nel week-end, perché a quanto mi risulta anche solo trovare parcheggio sarebbe stata un'impresa. La prima cosa che mi ha colpita favorevolmente è stata l'
architettura d'insieme: avevo sentito dire che i locali erano stati ricavati ristrutturando radicalmente un complesso di vecchi edifici agricoli e stalle... ma poi sul sito
ho letto che la struttura «
si ispira ai borghi locali in linea con i moderni lifestyle concept americani», e quel classico sapore rétro si è come dileguato! Per non parlare della scritta «
opening soon» sulle vetrine di molti negozi in allestimento, ché forse «
prossima apertura» suonava troppo provinciale...

Dal punto di vista dello shopping, che non è esattamente la mia specialità, posso testimoniare che ovunque era pieno di persone che entravano e uscivano dai negozi allettate dall'opportunità di comprare articoli di qualità, e comunque di marche rinomate, a prezzi competitivi... ma di sacchetti colmi di acquisti, in effetti, non ne ho visti moltissimi, e mi sono chiesta: sarà stata una buona idea realizzare un'opera così ambiziosa in questo periodo di crisi economica?
Dopo quella prima visita, gli acquisti che avevo fatto nel negozio Lindt sono finiti rapidamente, anche se non certo misteriosamente

... e quindi, in preda a una sorta di astinenza, ho avvertito la necessità di tornarci a fare un po' di scorta; per la cronaca, questa volta ho preso le
Praline assortite e le
Mousse al cioccolato, resistendo "strenuamente" alla tentazione del delizioso gelato artigianale. Ora, vabbe' che erano le quattro di un giovedì pomeriggio, ma il fatto che ci fosse molta meno gente della volta scorsa non mi è sembrato un buon segno dal punto di vista dei negozianti. Chissà se le imminenti feste di Natale saranno un'occasione per fare buoni affari...
giovedì, 08 ottobre 2009
Mesi fa ricevetti sul telefono di casa una chiamata da un call center. L'operatrice proponeva l'acquisto di biglietti per uno spettacolo di beneficenza in favore dell'
UNICEF, da consegnare a domicilio. Poiché mi sembrava una prassi a dir poco insolita, per togliermi ogni dubbio scrissi un e-mail al Comitato Regionale UNICEF Abruzzo: l'addetto mi rispose rassicurandomi circa la buona fede dell'agenzia
Gema Ticket, che da anni collabora con la
Nuova Compagnia Teatrale di Verona (responsabile della messa in scena della commedia in questione) per sostenere l'attività del suddetto comitato. Insomma, dopo aver ammesso con me stessa di aver peccato di eccessiva diffidenza, comprai volentieri il biglietto.
Oggi pomeriggio, presso il
Teatro Massimo di Pescara, ho finalmente assistito allo spettacolo: si trattava de
L'amico di papà, una commedia in tre atti scritta da
Eduardo Scarpetta (brochure scaricabile da
qui).
La trama in sintesi:
Liborio Ciaramella accoglie in casa sua il figlio di un carissimo amico, di nome
Felice Sciosciammocca (non è un caso che si chiami come il protagonista di
Miseria e nobiltà, capolavoro del commediografo partenopeo): vede in lui un possibile socio in affari, oltre che un buon partito per la figlia Marietta. Felice, che anche a non voler credere a certe cose mostra fin dall'inizio un talento innato per la iettatura, si proclama pronto a fare qualsiasi cosa per don (in senso laico

) Liborio: desidera infatti sdebitarsi per tutto ciò che questo ha fatto per suo padre e per suo nonno. In realtà riuscirà a creare parecchio scompiglio in casa Ciaramella («
Da che è venuto chillo dinto a sta casa s’è perduta la pace», sospira Marietta), innescando una serie di equivoci e malintesi uno più imbarazzante dell'altro.
Mi ero preparata leggendo il testo, in dialetto napoletano non troppo stretto, disponibile sull'impagabile
Liber Liber (lo trovi nell'e-text
Tutto il teatro: volume secondo, pagg. 30–64)... ma lo spettacolo è stato ancor più divertente di quanto mi aspettassi: non solo perché ovviamente assistere a una rappresentazione è assai più coinvolgente che leggerne il testo, ma anche perché il copione andato in scena, un pochino differente da quello che avevo letto io, prevedeva l'inserimento di alcune trovate sceniche abbastanza "sfiziose".

Il migliore del cast è stato
Enzo Rapisarda, che oltre ad impersonare Felice curava pure la regia. Al termine della commedia si è concesso uno spassoso discorsetto sulle apparenze che ingannano (forse) e sull'impegno che ci vuole per fare teatro, non risparmiando una frecciatina ad una certa
Patrizia D'Addario, rea di aver "rubato" la passerella del Festival del Cinema di Venezia a gente come Nicholas Cage, Brad Pitt e George Clooney. Questo, assieme al fatto che nella commedia siano state citate località come Casoria e Portici (uhm,
dov'è che le ho sentite nominare quest'anno?

), mi ha fatto apparire il tutto particolarmente attuale...
mercoledì, 07 ottobre 2009
Sfogliando
Pizzi & Ricami, un catalogo di biancheria per la casa venduta per corrispondenza, la mia attenzione è caduta sul volto di una modella che indossava una linea di pigiami e vestaglie dal taglio a dir poco comodo. Sembra tanto
Belen Rodriguez... anzi mi sa che è proprio lei!

Non so perché ma, a meno che la caliente showgirl non sia particolarmente freddolosa, non ce la vedo intenta a prepararsi per la notte infilandosi il pigiamone in pile con gli animaletti!

(In effetti certe foto "rubate" alle Maldive e ampiamente rilanciate dai media gossippari testimoniano che né lei né il suo attuale partner disdegnano il
nude look...

)
venerdì, 24 luglio 2009
In questo momento dovrei essere impegnata nei preparativi per la partenza di domani... ma non potevo fare a meno di dedicare qualche minuto alla stesura di un post sul
Progetto Nazionale Prometeo, del quale sono appena venuta a conoscenza tramite e-mail. Il Progetto, sotto la direzione del dottor
Massimo Citro, si batte per ritornare al
libero accesso universitario come premessa indispensabile
per un'università meritocratica; l'istituzione del
numero chiuso, a suo tempo presentata come opportunità di miglioramento del livello dell'università, si è rivelata
una forma di esclusione inaccettabile perché la selezione – in una comunità educativa – si sviluppa all'interno del corso di studi. Prometeo è un progetto ampio che comprende sia
una riforma seria della scuola sia la ferma richiesta di
adeguare i finanziamenti all'Università e alla Ricerca, per tornare a Università aperte che dispensano cultura, non più inaccessibili roccaforti a numero chiuso. L'obiettivo è unire in un fronte apartitico e determinato docenti, studenti, genitori e cittadini di buon senso che respingano l'idea di un oscurantismo culturale e credano ancora che
un Paese che non stanzia fondi per lo studio, la cultura e la ricerca sia un Paese morto. Le finalità del Progetto sono appoggiate da grandi personaggi della cultura italiana e non solo, fra i quali tre Premi Nobel:
Rita Levi-Montalcini,
Dario Fo e
Louis J. Ignarro. Sul
sito del Progetto Prometeo è possibile consultare moltissimo materiale interessante.
giovedì, 21 maggio 2009
Nel corso della puntata odierna de
Il ruggito del coniglio, alcuni inviati in collegamento con la
trasmissione hanno interpellato i passanti a proposito della
classifica delle parolacce italiane
pubblicata sul sito di
Focus. Ecco la dichiarazione di una ragazza di Pescara (minuto 9:30 circa del
podcast): «
Io penso che ci rimarrei male se sarei giudicata poco intelligente». Spero che non le dispiaccia essere accusata di maltrattare i congiuntivi!
Il ruggito del coniglio è una trasmissione che ascolto sempre volentieri... peccato per il musical in onda in questi giorni, intitolato
Crociera d'amore. Una "marketta" neanche tanto velata, dal momento che i simpatici conduttori Marco Presta e Antonello Dose sono pure testimonial di una nota compagnia di crociere... (Per inciso, partecipando un paio di mesi fa alla
campagna promossa da Zzub, mi ero espressa sfavorevolmente nei confronti del
product placement)
giovedì, 23 aprile 2009

Qua in Abruzzo lo sanno tutti che, assistendo a uno spettacolo di
'Nduccio o di
Vincenzo Olivieri, risate e divertimento sono assicurati. Se poi i due "sciomèn" condividono il palco per scopi benefici, come si fa a non andare a vederli?

Appuntamento alle ore
20.30 di
domenica 26 aprile, presso la
Caserma Di Cocco a
Pescara, per la
serata Un sorriso per L'Aquila. Il biglietto (acquistabile in prevendita presso Ferri Auchan, Ferri Ipercoop e Ferri Dischi) costa 10 euro, e
l'incasso sarà interamente devoluto in favore delle popolazioni colpite dal sisma.
domenica, 29 marzo 2009
Questa notte è tornata l'
ora legale, che resterà in vigore per quasi sette mesi. Sarà che io non ho risentito dell'ora di sonno in meno perché stamattina ho potuto dormire a volontà... comunque a me non dispiace affatto quest'oretta in più di luce pomeridiana, anche se non rinuncio alle mie
perplessità sull'effettiva utilità dell'alternanza ora solare-ora legale. Ti segnalo i post scritti per l'occasione da:
- Massimo Mantellini (la cui auto evidentemente è dotata di un orologio molto più preciso del mio, che rimane indietro di un minuto al mese come minimo)
- Signor Ponza (sarà casuale, il fatto che l'abbia pubblicato alla vigilia di questa notizia? Avrei qualche dubbio in proposito...
)
mercoledì, 18 febbraio 2009
Al mio risveglio, stamattina, la
neve aveva iniziato a scendere soltanto da poco, ma la città era già avvolta da una candida coltre (che belle parole, ve'? Peccato che sia una frase fatta...

). Raggiungendo la macchina per andar via, "molto furbescamente" ho pensato di togliere lo strato di neve che ricopriva parabrezza e lunotto
con le mani nude. Non l'avessi mai fatto! Quando mi sono messa al volante, i polpastrelli mi facevano un male cane, da quanto erano congelati.
[Nota: quest'aneddoto l'ho registrato qui
a futura memoria, per assicurarmi che non mi venga mai più la stessa "brillante" idea...

]
Concludo con una pillola di saggezza: «
Non è brutto quando nevica, ma quando si squaglia...».
venerdì, 13 febbraio 2009

Non è mai troppo tardi per partecipare a
M'illumino di meno, la grande giornata di mobilitazione internazionale in nome del
risparmio energetico promossa da
Cirri e Solibello, conduttori di
Caterpillar, il programma in onda tutti i giorni dalle 18 alle 19.30 su
Radio2. L'evento, manco a dirlo, ha un suo spazio anche
su Facebook.
L'invito rivolto a tutti è quello di
spegnere le luci e tutti i dispositivi elettrici non indispensabili il 13 febbraio 2009 dalle ore 18. Poiché non è mica indispensabile che resti su internet, dopo aver pubblicato questo post darò il mio contributo alla campagna spegnendo modem e computer... e provando a riflettere su quanta energia spreco, e su come dovrei comportarmi per risparmiarne il più possibile. Perché diversamente si tratterebbe di un'iniziativa simbolica ma quasi del tutto inutile, no? Non è sufficiente che spegniamo le luci per un po' per metterci a posto la coscienza di abitanti del pianeta Terra...
domenica, 07 dicembre 2008

Ieri sera sono stata al Teatro Massimo di Pescara per assistere allo spettacolo
Un amico in più.
La serata si è aperta con l'esibizione di quattro giovanissimi tarantolat...

ehm,
ballerini di breakdance abruzzesi, le cui acrobazie mi hanno lasciata letteralmente a bocca aperta: se anche solo ci provassi io ad eseguire certi movimenti, credo proprio che un bel colpo della strega non me lo leverebbe nessuno!
Poi c'è stato il "momento piccante" della serata: una
sfilata di biancheria intima promossa da un negozio della zona. Sarà che il palco non era tanto esteso e quindi bisognava percorrerlo lentamente, ma a me l'incedere degli otto modelli (quattro ragazzi e quattro ragazze), anziché essere languido e sensuale, sembrava alquanto impacciato. Magari qualcuno vorrà chiedermi: sapresti forse fare di meglio? Beh, no... e neanche intendo provarci, se devo essere sincera!
Dopodiché è salito sul palco il comico pescarese
Marco Papa, la cui specialità è il doppiaggio in chiave comica in dialetto abruzzese di celebri film e spot pubblicitari, e del quale ho già parlato
qui. La sua ultima creazione è
300 e 1/2 (sottotitolo
La vera storia di Camill Bill Capill 
), versione ridoppiata del kolossal
300, in cui l'urlo di battaglia del guerriero diventa «
Ngulammammt!!!» (perdonate il turpiloquio, una volta tanto...

). Ieri sera è stato proiettato il
trailer di
300 e 1/2, che ha suscitato grasse risate da parte del pubblico e pure da parte mia, anche se, non essendo di "madrelingua abruzzese", non capivo proprio tutte le battute, e inoltre, non avendo visto il film originale, non ero in condizione di apprezzare appieno la parodia. Mi piacerebbe ad esempio vedere una versione ridoppiata di
Titanic, magari con un sottotitolo del tipo
La vera storia di Giacomino Facciadangelo...

A differenza di quanto è avvenuto per
La vera storia di Iachille (parodia di
Troy),
300 e 1/2 non sarà distribuito in dvd, ma solamente proiettato di tanto in tanto nei cinema; la prossima proiezione, che si terrà mercoledì sempre al Teatro Massimo, ha già fatto registrare il tutto esaurito. Comunque è possibile godersi alcune delle performance di Marco Papa visitando la sezione
Downloads del suo
sito.
Vabbe', a questo punto è stata la volta dell'ospite più atteso, il comico
Giorgio Panariello, accompagnato da un pianista dalle doti acrobatiche... già, a tratti si aiutava anche con i piedi! Mi è impossibile riassumere in poche parole l'esibizione del comico toscano, ma dirò solo che si è riso parecchio (e in qualche caso, come in quello della tizia seduta dietro di me, anche piuttosto sguaiatamente!

).
Ah, dimenticavo la cosa più importante: si è trattato di uno spettacolo di beneficenza, e l'incasso aiuterà l'
AGBE (Associazione Genitori Bambini Emopatici) a costruire una casa-alloggio a Pescara. Un'ottima causa, insomma!
venerdì, 31 ottobre 2008

La prossima volta che leggo la parola
Halloween, guardate che urlo!
AAAAAAAAAHHHHH!!! Perché l'ho scritto?!?!?

(No, non ce l'ho con questa ricorrenza perché condivido l'
opinione che «
festeggiare Halloween significa adorare satana», bensì perché ne disapprovo l'impostazione consumistica... e un pochettino pure perché non ho ricevuto uno straccio di invito per stasera, diciamolo!

)
giovedì, 02 ottobre 2008
(A quanto pare, oggi per me è giornata di titoli in inglese... però non c'è un motivo preciso, mi è venuta così, e dubito che si ripeterà tanto spesso!

)
Non di rado mi capita di uscire con l'intenzione di fare delle compere e, una volta arrivata a destinazione, di trovarmi davanti la saracinesca abbassata: già, per ragioni del tutto imperscrutabili, è notevole la frequenza con cui certe idee mi vengono di
giovedì pomeriggio, che a Pescara è giorno di chiusura per la maggior parte dei negozi. Accidenti alla mia sbadataggine...

Per fortuna l'uscita di oggi, a differenza di altre volte, non è stata del tutto infruttuosa: siccome la mia
carta d'identità sta per scadere, ero andata in centro anche per informarmi sugli orari d'ufficio per il
rinnovo... e invece è stato sufficiente recarmi presso l'Ufficio Relazioni con il Pubblico del comune di Pescara, che il martedì e giovedì pomeriggio è aperto, e far apporre un semplice
timbro per
prorogarne la validità di altri cinque anni, ai sensi dell'art. 31 del
decreto legge n. 112/08 (qui sembra quasi che sia stata contagiata da
hermansji... ma non sarebbe male se lui mi "attaccasse" pure un po' dello stile con cui scrive, e che apprezzo parecchio!

).
Per questa volta niente
carta d'identità elettronica, insomma. Vorrà dire che la vecchia fototessera in cui somiglio vagamente a
Morticia Addams mi accompagnerà per un altro po'!
giovedì, 18 settembre 2008
Domenica scorsa
avevo parlato della spiacevole (per usare un pallido eufemismo) vicenda occorsa al figlioletto della blogger
Black Cat. Pare che le cose stiano prendendo una piega positiva: la mamma
ha parlato per telefono con due dirigenti di
Carrefour Italia, uno dei quali ha detto «
Non vogliamo insabbiare il caso, ma farne un evento per far sì che non si ripeta e che tutto il nostro personale stia più attento»: un proposito che gli fa onore. Alla signora sono state offerte alcune opzioni di risarcimento "morale" per il suo bambino, ma lei ha saggiamente rifiutato, proponendo in alternativa l'istituzione di una
raccolta fondi per un'associazione di ricerca che si occupi di studiare l'autismo. Anche a me questa sembra davvero la soluzione migliore, e spero tanto che vada in porto.
Un abbraccio fortissimo ad Alexander e alla sua mamma!
domenica, 14 settembre 2008
(Il titolo del post è una citazione del mitico
Gabriele Cirilli, ovviamente!

)
Quando intrapresi il mio impiego attuale (proprio ieri ricorreva un anno esatto), mi sentivo davvero entusiasta che mi fosse stata offerta un'opportunità per "attivarmi": figuratevi che fui quasi contenta persino di dover fare gli straordinari il sabato e la domenica prima di Natale. Con il passare dei mesi, però, certi aspetti non particolarmente piacevoli del mio lavoro hanno iniziato a pesarmi... e così sono arrivata al punto di aspettare con ansia per tutta la settimana il
venerdì. Sicuramente tutto ciò è più che normale, anzi... Mi sembra quasi di essere tornata
ai tempi della scuola, quando non vedevo l'ora che arrivasse il
weekend per ricaricare un po' le batterie (anzi, meglio che ai tempi della scuola, visto che allora avevo soltanto la domenica libera!).
A proposito, in questi giorni i supermercati sono invasi dall'occorrente per il ritorno dei ragazzi in classe (da noi le scuole riaprono domani, se non sbaglio). Passando accanto agli scaffali pieni di diari, zaini e quaderni, quello che provo è una cocente
nostalgia. Già, non mi dispiaceva affatto andare a scuola, e neppure studiare, un po' come l'
Albachiara di Vasco Rossi (mi piacevano decisamente meno i compiti in classe e le interrogazioni...

). Quando andavo a scuola mi sentivo molto più di adesso all'altezza della situazione, e non ero il tipo di ragazzina che non vede l'ora di diventare grande... però lo sono diventata, e sarebbe ora di darmi una mossa!
P.S.: La bambina che vive dentro di me c'è rimasta molto male quando ha scoperto che il negozio Trudi che si trovava nel centro commerciale Auchan Aeroporto aveva chiuso. Tutte le volte che ci passavo davanti mi fermavo ad ammirare i peluche, dalla fattura davvero eccellente, ed alcuni li possiedo anche... Ecco a voi una foto della mia collezione (scattata con il cellulare, ché non mi andava di scomodare la fotocamera!).
domenica, 14 settembre 2008
Oggi sono rimasta senza fiato dopo aver letto un racconto allucinante: una mamma
ha postato nel suo blog la lettera spedita alla direzione dell'ipermercato Carrefour di Assago per protestare nei confronti dell'incredibile umiliazione inflitta al suo adorabile bambino di quattro anni, affetto da autismo.
giovedì, 11 settembre 2008
Finché vivrò credo che, ogni
undici settembre che Dio manderà in terra, nella mia mente si riaffacceranno le tragiche immagini degli
attentati terroristici del
2001. Si dice che chiunque ricordi nitidamente il momento in cui gli è stata data la notizia, ed io non faccio eccezione. Nel primo pomeriggio ero andata dalla parrucchiera, e al mio rientro a casa trovai mia sorella seduta in poltrona che fissava il televisore acceso con un'espressione che non dimenticherò mai. Le sue parole furono più o meno «È successa una cosa molto brutta... degli aerei sono stati dirottati contro le Torri Gemelle di New York». Era trascorso pochissimo tempo dall'inizio della diretta, le Twin Towers non erano ancora crollate, e gli stessi commentatori non potevano ancora avere chiara l'entità del disastro. Il mio primo pensiero fu «Non posso credere che sia successa realmente una cosa così terribile»... e ancor oggi, a distanza di sette anni, non riesco a concepire che la malvagità umana possa arrivare a tanto.
mercoledì, 27 agosto 2008
Risale a qualche settimana fa la notizia della
scomparsa del ricercatore americano
Randy Pausch, il quale aveva commosso il mondo con la sua
ultima lezione, tenuta quando già sapeva che il cancro non gli avrebbe lasciato scampo. Tale lezione ha dato origine anche a un
libro che sicuramente varrà la pena di leggere.
L'altro giorno ho guardato la
sintesi della "last lecture" (
questa dovrebbe essere la versione integrale) proposta da Randy nel corso del talk show televisivo condotto da Oprah Winfrey: mi ha colpito così tanto che ho deciso di trascriverla io stessa, con l'aiuto dei sottotitoli in italiano. Di sicuro avrei potuto trovare in Rete il lavoro già bell'e pronto, ma ho voluto farlo da me per imprimermi meglio nella memoria ogni singola frase. Le pillole di saggezza dispensate dal professor Pausch di per sé potrebbero sembrare banali e perfino sdolcinate, ma, se si pensa che l'uomo che le pronunciava era consapevole di avere soltanto pochi mesi di vita ancora da vivere, assumono un significato incredibilmente profondo.
Di seguito riporto la trascrizione del filmato, che comunque vi invito a guardare voi stessi perché credo che l'atteggiamento e il tono di voce di Randy esprimano uno stato d'animo che le sole parole non rendono.
Vi parlerò di una lezione che ho tenuto in settembre alla Carnegie Mellon University. C'è una tradizione accademica chiamata "last lecture": se ipoteticamente sapessi che stai per morire e dovessi tenere un'ultima lezione, cosa diresti ai tuoi studenti? Per me la cosa non è ipotetica: avevo sconfitto un cancro al pancreas, ma ora è tornato dopo operazioni, chemioterapia e radiazioni, e i medici mi hanno detto che non c'è più niente da fare e che ho soltanto pochi mesi di vita. Queste sono le mie TAC, e mostrano che il cancro pancreatico si è esteso al fegato con una decina di tumori. A me non piace questo, io ho tre bambini piccoli. Sia chiaro: questo fa schifo, ma non posso fare niente per evitare il fatto che morirò. Sto seguendo i trattamenti medici, ma so benissimo che questo film sta per finire, e non posso controllare le parti della storia solo muovendo le mani.
Se non vi sembro abbastanza triste per la mia situazione, mi scuso con voi, ma ho deciso di non essere oggetto di pietà. Infatti, anche se sto per morire presto, sono attualmente molto forte fisicamente, probabilmente più forte della maggior parte delle persone che sono in questa sala (esegue alcuni piegamenti)
. Quindi oggi non parleremo della morte, parleremo della vita, e di come viverla; nello specifico, di sogni d'infanzia e di come fare per realizzarli.
Posso dire di aver avuto un'infanzia felicissima: riguardando gli album fotografici, non sono riuscito a trovare una foto in cui non stessi sorridendo. Ho avuto un'infanzia davvero felice. Io sognavo, sognavo sempre, era un tempo facile per sognare. Quando tu accendi la tv e vedi degli uomini atterrare sulla Luna, tutto è possibile, e non dovremmo mai perdere questo spirito.
Quali erano i miei sogni da bambino? Giocare nella National Football League: questo è uno di quei sogni che non ho realizzato, ed è importante farlo notare perché, anche se non riesci a realizzare un sogno, puoi comunque ottenere molto tentando di realizzarlo. C'è un detto che adoro: "L'esperienza è quello che ottieni, quando non ottieni quello che desideri". Giocai in un campionato per molto tempo; avevo un grande allenatore, Jim Graham, era un allenatore della vecchia scuola, e mentre ci allenavamo mi rimproverava per tutto il tempo: "Lo stai facendo male, rifallo di nuovo, sei troppo lento, più grinta". Così per tutte le due ore, e alla fine di un allenamento un suo assistente mi disse: "Il mister è molto duro con te". Io dissi: "Sì". Mi disse: "Questa è una buona cosa, vuol dire che si preoccupa". Quando fai un lavoro fatto male e nessuno te lo dice, vuol dire che si sono arresi con te. Quando qualcuno continua a correggerti per due ore, lo fa perché ci tiene che tu lo faccia meglio.
Il prossimo sogno è "Walt Disney Imagineering". Quando avevo otto anni, la mia famiglia mi portò a Disneyland, in California. Fu un'esperienza incredibile: le passeggiate, gli show, le attrazioni... Mi dissi: "Voglio costruire cose come queste quando sarò grande". Così mi laureai e cercai di far parte della gente che crea la magia: quello che ottenni fu un'amabile lettera di diniego. Guardo questa lettera tuttora, dà ispirazione. Queste cose passano, lavorai duro e diventai un giovane ingegnere di ricerca visuale nella mia facoltà. Sviluppai le abilità che erano valide per la Disney, e trovai l'opportunità di lavorare lì e fare parte del gruppo di imagineering, e lavorammo alla "Passeggiata sul tappeto magico di Aladino". Mi portò via più di quindici anni per farlo e moltissimi tentativi, e imparai che quando un muro si presenta sul nostro cammino è per una ragione: non è lì per impedirci di fare qualcosa, ma perché noi possiamo mostrare quanto vogliamo quella cosa.
Quali sogni volete realizzare? Ve ne suggerisco uno: avere dei buoni genitori. Io ho dei grandi genitori. Mio padre viveva sempre con un sentimento di felicità: la felicità è un sentimento che non dovrebbe mai andarsene. Mio papà, che uomo incredibile! Ha fatto la seconda guerra mondiale, fece parte della grande generazione. Purtroppo mio padre è morto un anno fa, e fu quando mia madre frugò tra le sue cose che scoprì che lui durante la seconda guerra mondiale aveva ricevuto una medaglia di bronzo al valore: in cinquant'anni di matrimonio, non l'aveva mai mostrata. È un grande messaggio di umiltà che ho potuto imparare da mio padre. Ora mia mamma: una madre è una persona che ti ama anche quando le tiri i capelli. Questo è il tipo di rapporto che ho avuto con mia madre, e parlando di umiltà lei era sempre lì a tenere tutto in ordine. Quando stavo per conseguire il dottorato di ricerca, avevo esami veramente difficili, e me ne stavo a casa preoccupandomi di quanto fossero dure le prove per il dottorato. Mia madre mi diceva: "Sappiamo come ti senti, ricorda soltanto che quando tuo padre aveva la tua età stava combattendo i tedeschi nella seconda guerra mondiale". Il giorno in cui conseguii il dottorato ero molto orgoglioso, e mia mamma mi presentava a tutti dicendo: "Questo è mio figlio, è un dottore, ma non quel tipo di dottori che curano la gente".
Probabilmente una delle cose più importanti che i miei genitori fecero fu quella di lasciarmi dipingere la mia camera da letto. Un giorno dissi loro che volevo dipingere le cose sulle pareti, e loro dissero: "Ok". Dipinsi una nave spaziale, vivevamo in un ranch e misi un ascensore che non portava da nessuna parte. Potete vedere che nerd fossi, misi un'equazione quadratica, ma la cosa grande fu che me lo lasciarono fare. Pensarono che lasciare che io esprimessi la mia creatività fosse più importante che avere una parete pulita. Fu una vera benedizione avere dei genitori che la pensassero così.
I miei genitori mi insegnarono l'importanza delle persone rispetto alle cose. Quando comprai la mia prima auto ero molto emozionato, brillava incredibilmente. Questi sono i miei nipotini Christopher e Lara. Ogni mese li portavo via per un weekend per dare respiro a mia sorella e a suo marito, e prima di salire sulla mia auto nuova mia sorella continuava a dirgli: "Questa è l'auto nuova dello zio Randy, non sporcatela, bla bla bla...", e loro scoppiarono a ridere, perché nel frattempo io alle sue spalle avevo aperto una lattina e la stavo rovesciando con noncuranza sui sedili posteriori. Lei corse verso di me gridandomi: "Cosa stai facendo?". Le dissi: "È una cosa, è soltanto una cosa". Ne fui molto orgoglioso perché alla fine della settimana, mentre stavamo tornando a casa, mio nipote si sentì male e vomitò tutto sui sedili posteriori della mia auto... e non mi importa quanto valore possa avere una cosa pulita e brillante, perché non è paragonabile a quanto mi sono sentito bene sapendo di non aver fatto sentire in colpa un bambino di otto anni solo perché stava male.
Il prossimo: è meglio che tu decida presto se essere Tigro o Ih-Oh. Tigro è energico, ottimista, curioso, entusiasta e si diverte... e non sottovalutare mai, mai l'importanza di divertirsi. Io sto per morire presto e ho deciso di divertirmi oggi, domani e ogni altro giorno che mi rimane.
Se vuoi realizzare i tuoi sogni è meglio che giochi onestamente con gli altri. Un consiglio che è difficile da seguire è: di' la verità. Seconda cosa: quando sbagli, chiedi scusa. Una buona richiesta di scuse è formata da tre parti: "Mi dispiace", "Era colpa mia", "Cosa posso fare per rimediare?". La maggior parte della gente salta la terza parte, questo è quello che si può chiamare "sincerità".
L'ultima cosa è che tutti abbiamo persone o cose che non ci piacciono. Io non ho mai incontrato persone che siano totalmente cattive: se aspetti a sufficienza, ti mostreranno il loro lato buono. Non puoi affrettare la cosa, ma puoi essere paziente.
Mostra la gratitudine. Quando raggiunsi i dieci anni come membro della facoltà, avevo quindici ragazzi nel mio laboratorio di ricerca, e li portai a Disneyworld per una settimana offerta da me. I miei colleghi mi dissero: "Ti sarà costato un sacco, perché l'hai fatto?". Risposi: "Questi ragazzi hanno lavorato per me giorno e notte per anni, e grazie a loro ho realizzato il miglior lavoro della mia vita... quindi, perché non avrei dovuto farlo?". La gratitudine è una cosa molto semplice e potente.
Ultima cosa: non credo che preoccuparsi di tutto risolva realmente i problemi. Nel contratto di Jackie Robinson, il primo giocatore nero della Major League, c'era scritto che non doveva preoccuparsi se la gente gli sputava addosso. Non importa se sei Jackie Robinson oppure uno come me che ha ancora pochi mesi da vivere. Puoi scegliere se sfruttare il tempo che ti rimane con energia e sforzo, o spenderlo preoccupandoti, o spenderlo giocando al gioco duro, il che probabilmente ti aiuterebbe di più.
Vi ho detto che questa era una parte della lezione dell'università, ed è importante sapere perché ho tenuto questa lezione. La lezione non parla soltanto di come realizzare i sogni d'infanzia: è molto più di questo, è su come vivere la tua vita, perché se tu vivi la tua vita nel modo giusto i risultati si prenderanno cura di sé da soli, i sogni verranno da te, se vivi come si deve i sogni verranno da te.
Sarebbe bellissimo se qualche persona traesse beneficio da questa lezione, ma la verità è che io non ho tenuto questa lezione per le quattrocento persone che sono venute all'università. Ho tenuto questa lezione soltanto per tre persone, perché quando saranno grandi possano vederla. (Proietta una foto dei suoi tre bambini, e a questo punto scatta inevitabile la commozione)
Grazie!
sabato, 14 giugno 2008
Per chi non lo sapesse, oggi a Roma si è celebrato il matrimonio dell'anno: in presenza di numerosi ospiti vip,
Flavio "Naomo" Briatore ha impalmato Elisabetta "Vallettopoli" Gregoraci. La sposa, che indossava un abito di Roberto Cavalli e un velo lungo sette metri, è stata tenuta al riparo degli obiettivi dei paparazzi con dei grossi ombrelli bianchi, in modo da proteggere l'esclusiva sulle foto concessa a non so quale settimanale.
Peccherò di malevolenza, ma secondo me non dura...
domenica, 18 maggio 2008
Da ieri sono ufficialmente in ferie, fino a venerdì prossimo. Le prime ferie propriamente dette della mia vita! Mica male per una che, ai tempi della scuola, d'estate si preoccupava se non aveva finito i compiti delle vacanze... Ma niente paura: ho già trovato almeno un motivo per mantenere alto il mio livello fisiologico di preoccupazione e di stress anche in questi giorni...
mercoledì, 14 maggio 2008
Si vede che parecchi anni fa, prima che l'ispirazione che avevo (o meglio credevo di avere) si perdesse per strada, sognavo di darmi alla narrativa: lo testimoniano diversi racconti conservati sul mio hard disk. Alcuni di essi sono decisamente incompiuti, manca la benché minima annotazione che suggerisca come avevo intenzione di sviluppare l'intreccio, ed è passato così tanto tempo che ovviamente la mia memoria non è di nessun aiuto al riguardo.
Ancora prima, precedentemente all'acquisto del mio primo computer, sottoposi alla rubrica di un certo mensile femminile dedicata alle aspiranti scrittrici un testo battuto a macchina (antiquum!

); si trattava del racconto tendenzialmente autobiografico di una mia infelice cotta adolescenziale. Mi sembrava di aver fatto un buon lavoro (altrimenti non l'avrei mai spedito), e in effetti nel giro di qualche mese ebbi la soddisfazione di vederlo pubblicato sulla rivista, anche se a suo tempo mi diede un po' fastidio il tono vagamente compassionevole con il quale la responsabile della rubrica ne aveva commentato il contenuto (ché alla forma non si poteva dire nulla, modestamente!

).
Rileggendolo oggi, però, non posso che darle ragione: da quel racconto, pieno di contraddizioni tipiche di chi non ha le idee per niente chiare, traspariva un'ingenuità decisamente infantile. Non che a questo punto io abbia capito tutto sull'amore, e so bene che la razionalità ha ben poco a che vedere con esso... ma rileggendo quelle righe mi è venuto da sorridere: a un certo punto, confrontando le mie illusioni di un tempo con l'amara consapevolezza maturata successivamente, scrivevo «
ora che non sono più una bambina»! E meno male...
sabato, 03 maggio 2008
Ieri sera sono uscita con due vecchi amici miei coetanei, uno dei quali mi aveva già invitata al suo matrimonio che si celebrerà a fine mese, e i loro rispettivi partner. Chiacchierando è saltato fuori che anche l'altra amica si sposerà entro l'anno, e fatalmente la discussione si è spostata su abiti da cerimonia, menu del pranzo di nozze, corsi prematrimoniali, servizi fotografici, arredamenti... e chi più ne ha più ne metta. Ogni tanto cercavo di inserirmi nella conversazione, ma con scarso successo. Oggi mi sono svegliata decisamente giù di corda, perché purtroppo un traguardo del genere lo vedo lontano anni luce...
martedì, 22 aprile 2008
Per certi versi questa barzelletta che mi è tornata in mente (e che rende sicuramente meglio se raccontata in dialetto napoletano) mi si addice!
Ciro prega: «San Gennaro, sono disoccupato, fatemi una grazia, fatemi vincere cinquanta milioni alla lotteria, vi prometto che cinque milioni li lascio alla vostra chiesa per i restauri».
Passano quindici giorni ma Ciro non vince e ritorna da San Gennaro.
Ciro prega ancora: «San Gennaro, voi non mi avete ascoltato e io sono ancora di più nei guai, adesso sono rovinato con l'usuraio, vi prego, fatemi vincere cento milioni alla lotteria, vi prometto che dieci milioni li lascio alla vostra chiesa per i restauri».
Passano altri quindici giorni ma Ciro non vince e ritorna da San Gennaro, gli chiede una grazia, quella di vincere un miliardo alla lotteria, e promette che duecento milioni li lascerà alla sua chiesa per i restauri.
Mentre Ciro sta uscendo dal tempio, si sente una voce cavernosa: «Cirooooooooo».
Ciro fa: «O maronna, e chi è? Siete voi, San Gennarino bello?».
San Gennaro dice: «Sì, Cirooo, sono iooooo!».
Ciro risponde: «Dite, dite, San Gennaro!».
San Gennaro: «Ah Ci', te lo vuoi comprare questo cavolo di biglietto della lotteria, o no?».
lunedì, 21 aprile 2008
L'altro giorno ho smontato un puzzle da 1500 pezzi raffigurante un vaso di fiori: l'avevo iniziato tanto tempo fa, per poi parcheggiarlo sopra un armadio in attesa di tempi migliori. Siccome in fatto di fisse non mi batte nessuno, ho deciso di contare i pezzi (che a voler essere precisi avrebbero dovuto essere 45x34=1530) per assicurarmi che non ne mancasse neppure uno. Ma arrivata intorno a quota 630 ho perso il conto, mi sono detta «Ma che sto facendo?!» e ho deciso di rinunciare, rimettendo tutti i pezzi nella scatola senza perdere altro tempo. Mi sono giusto limitata a numerare le 154 tessere (45x2+34x2-4) della cornice esterna, così quando (e se) potrò rimettermi all'opera riuscirò a ricomporre almeno quella in quattro e quattr'otto!
sabato, 19 aprile 2008
Dovete sapere (ma anche no, in fondo

) che io faccio
collezione di collezioni: il fatto è che considero "collezione" qualunque insieme di più di due oggetti dello stesso genere, e quindi ne ho parecchie, dai libri ai cd, dalle monete ai peluche. Ultimamente sono riuscita a mettere da parte un sacco di
francobolli stranieri (no, non sono io che ricevo tutta questa posta dall'estero), e quindi ho deciso di raccoglierli in un album apposta separandoli da quelli italiani. Ieri pomeriggio ho pensato di fare il giro delle cartolerie: nelle prime due le commesse, quando ho chiesto loro se avevano raccoglitori per francobolli, hanno risposto di no con una faccia del tipo «Ma esisterà davvero un articolo del genere?!». Ho invece trovato quello che cercavo al terzo tentativo, nella cartoleria di fiducia, quella che dà una rassicurante impressione un po' rétro...
sabato, 19 aprile 2008
Ieri pomeriggio, mentre ero in attesa alla fermata dell'autobus, sono arrivati due ragazzini che si sono impegnati nell'opera tutt'altro che artistica di scarabocchiare il pannello trasparente che delimita la pensilina. Uno dei due scriveva con il marcatore indelebile il nome di una loro compagna di scuola, con sotto le parole "sei bona"... ma da come sghignazzavano fra loro ho capito che era soltanto una presa in giro nei confronti della poveretta: un motivo in più per sgridarli e dir loro di smetterla. E invece ammetto che ho preferito lasciarli stare, limitandomi a lanciar loro delle occhiate di rimprovero, perché con l'autorevolezza che mi ritrovo rischiavo solo di beccarmi una rispostaccia del tipo «A' nonna, fatti un po' i c***i tuoi, sennò ti scrivo qualcosa in fronte!», e poi quelli avrebbero comunque continuato a fare il comodo loro. Ahhh, questi gggiovani d'oggi!
martedì, 15 aprile 2008
Qualche mese fa sulle confezioni di carta igienica
Regina Cartacamomilla erano presenti i punti dell'operazione a premio
"La Formica Camomilla". Raccogliendone, 6, applicandoli sull'apposita cartolina e spedendo quest'ultima debitamente compilata, era possibile vincere «
1 formica in peluche, del valore al pubblico di euro 2,00 - IVA escl.». A casa abbiamo fatto una scorta di carta igienica non indifferente pur di partecipare al concorso, sperando che il peluche fosse caruccio come sembrava sulle cartoline.
Ieri è finalmente arrivato il premio: un pacchettino striminzito contenente un pupazzetto (mi sembra troppo definirlo peluche) di rara bruttezza. Guardate un po' anche voi...

Tra l'altro ho scoperto che questo "ambitissimo" premio è già stato messo all'asta da qualcuno su
eBay; finora l'offerta più alta risulta essere di
1,99 euro, ben al di sotto delle spese di spedizione richieste.
A breve pubblicherò un post su un altro concorso a premi a cui ho partecipato: se la definisco una truffa, dubito che si possa parlare di diffamazione...
sabato, 08 marzo 2008
Già, io sono quella che...
la festa della donna dovrebbe essere 365 giorni all'anno! (quest'anno 366, perché il 2008 è bisestile) Purtroppo non è assolutamente così; in particolare, dal punto di vista della
parità dei sessi, l'Italia è ancora molto indietro... e io lo so bene, purtroppo! Checché ne dica
Dave, la cosa che mi piace di più della ricorrenza odierna sono le
mimose... peccato che, da qualche anno a questa parte, fioriscano troppo in anticipo rispetto all'8 marzo!
domenica, 24 febbraio 2008
Nel paesino natale di mia madre, nonché mio paese d'origine, vige l'usanza di stravolgere nomi di battesimo, specialmente di donna, particolari o anche belli. Ad esempio, Lucrezia è diventata Ezia, Elisa Lisina, Adalgisa Algisa, Aida Aidè, Edelweiss Delvèise, ed Anastasia Nestasìa. L'altro giorno parlavamo di una certa signora Epifania. E come sarà mai stata soprannominata? Già, avete indovinato: Befana!
lunedì, 14 gennaio 2008
Se mai avessi avuto la benché minima intenzione di andare a fare acquisti in un certo negozio del centro (ma si tratta di una
pellicceria, figuriamoci), avrei sicuramente cambiato idea per protesta nei confronti del suo
stupidissimo volantino pubblicitario che oggi ho trovato nella cassetta della posta (chissà chi ha aperto al "volantinaio"? Il mio condominio è provvisto di appositi raccoglitori per la pubblicità fuori dal cancello).
lunedì, 31 dicembre 2007
Giusto il tempo di fare al mondo i migliori auguri di un felice 2008... e mi raccomando: non esagerate con i fuochi d'artificio, che gli animali domestici
si spaventano! (Non che gli esseri umani abbiano i nervi d'acciaio: qua fuori, poco fa, è esploso un botto che mi è sembrato avere la potenza di diversi
chilotoni...)
venerdì, 21 dicembre 2007
A volte, per fortuna, mi capita di avere a che fare con persone la cui gentilezza e disponibilità mi lascia senza parole... ma più spesso a lasciarmi senza parole è la mancanza di savoir faire dimostrata da gente il cui mestiere prevede di stare a contatto con il pubblico.
Ieri ho deciso di riattivare un mio vecchio indirizzo di posta elettronica, ed ho scoperto che per farlo avrei dovuto inviare via fax un modulo con i miei dati, insieme ad una fotocopia di un documento d'identità. Poiché non sono il tipo di persona a cui piace sfruttare le risorse di cui dispone sul posto di lavoro per finalità personali, anziché approfittare dell'apparecchio fax dell'ufficio sono andata in una tabaccheria che offre anche il servizio fax. Ho dato al commesso il modulo e la carta d'identità, e sono arcisicura di avergli detto: «Può farmi una fotocopia fronte-retro della carta d'identità, e poi inviarla via fax insieme a questo modulo?». «A quale numero?», mi ha chiesto lui. Io gli ho indicato il numero stampato sul modulo, lui ha spedito il fax, mi ha restituito i fogli con tanto di ricevuta dell'invio, io ho pagato e sono uscita per proseguire il mio giro di commissioni. Solamente più tardi, dopo essere rientrata a casa, ho dato un'occhiata alla ricevuta e mi sono accorta che il fax inviato constava di una sola pagina: praticamente il tizio aveva mandato solamente la fotocopia della carta d'identità, della quale sicuramente il destinatario non sapeva cosa farsene, in assenza del modulo allegato. Allora sono uscita di nuovo, sono tornata in tabaccheria ed ho chiesto al commesso di cui sopra:
«Scusi, ho capito male o il fax che ha spedito prima comprendeva una sola pagina?»
«In effetti sì, ma lei mi aveva detto di inviare la fotocopia della carta d'identità al numero che c'era scritto su quel foglio»
«No, veramente io le avevo detto di inviare la fotocopia della carta d'identità con il modulo, al numero che c'era scritto sopra»
«Mi dispiace che abbiamo mandato un fax a vuoto...»
«Sapessi a me», ho pensato io, «che sono pure dovuta uscire di nuovo con questo freddo!»
E lui ha aggiunto:
«Vabbe', lo rispedisco. Lei comunque avrebbe dovuto spiegarsi meglio!» (Capito? Voleva pure avere ragione!)
Quando mi ha restituito i fogli, io educatamente gli ho chiesto «Quant'è?», anche se pensavo «Potrebbe anche dirmi "nulla", o male che vada farmi pagare solamente il costo della pagina in più: non è mica colpa mia se lui non ha capito!». E invece le pagine me le ha fatte pagare entrambe. Gli ho dato 'sti due euro (inutile stare a discutere per una cifra quasi irrisoria), ho ringraziato gelidamente e me ne sono andata, pensando che sarà il caso di ricordarmi l'accaduto la prossima volta che avrò la necessità di spedire un fax!
sabato, 15 dicembre 2007
L'altra sera sono andata a fare shopping in centro, ed ho notato che il Comune non ha badato a spese nel decorare le strade con le luminarie natalizie: ci sono talmente tanti addobbi che i residenti non si sono neanche presi la briga di illuminare i loro balconi! Andando verso la periferia, il discorso si ribalta: le luminarie pubbliche spariscono, e gli abitanti fanno a gara a chi decora più riccamente la parte esterna dei palazzi. Purtroppo la collettività ha completamente ignorato il mio
appello per la "liberazione" dei
Babbi Natale arrampicatori (non che sperassi davvero in una massiccia adesione...): ne ho visti alcuni, aggrappati alle ringhiere dei balconi, che se potessero parlare implorerebbero "Aiutooo... cadooooo!!!". E non solo: nelle vetrine dei negozi ho visto vere e proprie
cordate di Babbi Natale, cioè tre o più pupazzi che si arrampicano sulla stessa fune. Ma io dico... di Babbo Natale non ce n'era uno solo?

Anche quest'anno
Giovy ha dato il suo
contributo alla causa della lotta al cattivo gusto negli addobbi natalizi, lanciando il
Safari Fotografico "Natale Trash 2007" abbinato ad un apposito
gruppo su Flickr.
Io ho finalmente "conciato per le Feste" il desktop del mio pc. Ecco la foto che ci ho messo: non è un amore?

(Questo wallpaper l'avevo preso dal
sito di Anne Geddes tempo fa, quando c'era una gamma più ampia di contenuti scaricabili gratuitamente)
martedì, 04 dicembre 2007
Proprio l'altro giorno mi chiedevo quale fosse l'origine della diffusa superstizione secondo cui
aprire un ombrello in un luogo chiuso porta sfortuna. Per me le superstizioni sono ridicole, e quindi apro tranquillamente l'ombrello bagnato in casa affinché si asciughi prima, ma so che tanta gente a certe cose ci crede davvero.
Ieri sera mi ha tolto il dubbio la seguente domanda posta durante il quiz
L'eredità:
Tradizionalmente aprire un ombrello in casa porta sfortuna... perché la sua forma ricorda che cosa?
- pipistrello
- fungo velenoso
- uomo gobbo
- baldacchino del prete
Io avrei risposto 1, la concorrente ha risposto 2... ed abbiamo sbagliato entrambe, perché la risposta esatta era la 4. Il
baldacchino in questione era quello sotto cui una volta arrivava il sacerdote che andava a portare l'estrema unzione.
A questo punto sono curiosa di sapere come è nata la credenza secondo cui, se si passa la scopa sui piedi di una donna nubile, questa rimarrà zitella. O meglio, se fossi superstiziosa, mi interesserebbe saperlo per motivi personali!
sabato, 01 dicembre 2007
Sembra che anch'io sia stata un po' contagiata dalla
tendenza ad anticipare il Natale: ho già aperto tutte le finestrelle del Calendario dell'Avvento inviatoci da Frate Indovino... più che altro per capire meglio di cosa si trattasse. Il calendario è dedicato alle città di mare nel Medioevo... mah!
Già che ci sono, prima che vi dedichiate agli addobbi natalizi, ne approfitto per proporvi di aderire anche quest'anno al
Movimento di liberazione dei Babbi Natale da terrazzo, o perlomeno (visto che rubare i pupazzi dai balconi altrui potrebbe essere un tantino sconsigliabile) di evitare di appenderli anche voi... non perché io condivida le convinzioni dei promotori sul fatto che "Babbo Natale è uno spirito libero", ma perché trovo che quei pupazzi arrampicatori siano proprio bruttarelli! Leggete
qui cosa ha scritto Giovy in proposito due anni fa...
sabato, 01 dicembre 2007
Ieri sono riuscita a rispettare una scadenza importante senza bisogno di farmi clonare, come
accennavo tre settimane fa.

Di qui a un mese e mezzo avrò ancora parecchio da fare, ma ormai il grosso è fatto... come disse la madre di Giuliano Ferrara dopo aver partorito! (Questa battuta l'ho spudoratamente
copiata da Roberto Benigni)
Ho dovuto recarmi sul posto in macchina perché, come
preannunciato, c'è stato un mega-sciopero dei trasporti pubblici: dai treni agli aerei, dalle navi agli autobus. Mi sono chiesta: non è che per caso avranno aderito anche i gondolieri veneziani e i carrettieri che portano i turisti in giro per Roma?!

Invece i casellanti dell'autostrada, contrariamente alle previsioni, hanno lavorato regolarmente... li possino!!!
giovedì, 22 novembre 2007
Oggi
Plaxo, uno degli innumerevoli servizi online a cui mi sono registrata (non ricordo quasi più perché l'ho fatto...

), mi ha inviato un e-mail per augurarmi un
Happy Thanksgiving e per invitarmi a celebrare la ricorrenza inviando cartoline virtuali a tutti i miei conoscenti. D'accordo, ma io vivo in Italia: perché mai dovrebbe interessarmi il
Giorno del Ringraziamento? Questa festività, a differenza di Halloween, non l'abbiamo ancora importata dall'America!
mercoledì, 21 novembre 2007
Di anno in anno, il clima natalizio arriva sempre un po' prima. Non soltanto il film di Natale con Massimo Boldi è uscito con oltre un mese di anticipo, ma oggi mi sono accorta che tutti i negozi sono già "conciati per le Feste". Ed è soltanto il ventuno di novembre! Ah, la cara vecchia tradizione di addobbare l'albero ed allestire il presepe il giorno dell'Immacolata... Al giorno d'oggi, si arriva al venticinque dicembre già saturi di regali, pandori e panettoni!
mercoledì, 14 novembre 2007
Ieri ho ricevuto via e-mail un messaggio molto carino, e, sebbene non tutte le cose che vengono citate mi ricordino direttamente la mia infanzia, ho pensato di postarlo, dal momento che rappresenta un simpatico e persino commovente tuffo nel passato!
Noi che ci divertivamo anche facendo "Strega comanda color".
Noi che le femmine ci obbligavano a giocare a "Regina reginella" e a "Campana".
Noi che facevamo "Palla avvelenata".
Noi che giocavamo regolare a "Ruba bandiera".
Noi che non mancava neanche "Dire fare baciare lettera testamento".
Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo "Parco della Vittoria" e "Viale dei Giardini".
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
Noi che "Se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce".
Noi che passavamo ore a cercare i buchi sulle camere d'aria mettendole in una bacinella.
Noi che ci sentivamo ingegneri quando riparavamo quei buchi col tip-top.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
Noi che facevamo a gara a chi masticava più Big Babol contemporaneamente.
Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
Noi che, quando starnutivi, nessuno chiamava l'ambulanza.
Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella...
Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva con le mani non era fallo.
Noi che giocavamo a "Indovina chi?" anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria.
Noi che giocavamo a "Forza 4".
Noi che giocavamo a "Fiori frutta e città" (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che con le 500 lire di carta ci venivano 10 pacchetti di figurine.
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.
Noi che ci spaccavamo i diti per giocare a "Subbuteo".
Noi che avevamo il "nascondiglio segreto" con il "passaggio segreto".
Noi che giocavamo per ore a "Merda" con le carte.
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la penna.
Noi che in TV guardavamo solo i cartoni animati.
Noi che avevamo i cartoni animati belli!
Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake e Mazinga (Goldrake, ovvio...).
Noi che guardavamo "La casa nella prateria" anche se metteva tristezza.
Noi che abbiamo raccontato 1500 volte la barzelletta del fantasma formaggino.
Noi che alla messa ridevamo di continuo.
Noi che si andava a messa se no erano legnate.
Noi che si bigiava a messa.
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo.
Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno.
Noi che tiravamo con la bic le palline di carta "succhiate".
Noi che non avevamo nemmeno il telefono fisso in casa.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi che le palline di Natale erano di vetro e si rompevano.
Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i nostri compagni di classe.
Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra.
Noi che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20.30 eravamo andati a dormire tardissimo.
Noi che guardavamo film dell'orrore anche se avevi paura.
Noi che giocavamo a calcio con le pigne.
Noi che le pigne ce le tiravamo pure.
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti.
Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 4.
Noi che a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali.
Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che internet non esisteva.
Noi che però sappiamo a memoria "Zoff Gentile Cabrini Oriali Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani (allenatore Bearzot)".
Noi che "Disastro di Chernobyl" vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
Noi che compravamo le uova sfuse, e la pizza alta un dito, con la carta del pane che si impregnava d'olio.
Noi che non sapevamo cos'era la morale, solo che era sempre quella... fai merenda con Girella.
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare "Bim Bum Bam".
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perchè c'era "Happy Days".
Noi che il primo novembre era "Tutti i santi", mica "Halloween".
lunedì, 12 novembre 2007
Sempre per la serie "Non si finisce mai di imparare", ho scoperto i curiosi nomi di alcuni molluschi e crostacei nella nomenclatura latina. La vongola si chiama Venus gallina, la canocchia Squilla mantis, il cannolicchio Solen vagina e il fasolare Meretrix chyone!
giovedì, 08 novembre 2007
Dovrò farmi clonare. In quale altro modo potrei stare appresso a tutto quello che mi aspetta nelle prossime settimane?
lunedì, 29 ottobre 2007
Come accade sempre alla fine di ottobre (fino a qualche anno fa era settembre), siamo ritornati all'
ora solare. Come ogni anno gli esperti fanno il conto dell'
energia che è stata risparmiata grazie all'adozione dell'ora legale. E come sempre io mi chiedo: ma non sarebbe il caso di
mantenerla per tutto l'anno, l'ora legale? Erano mesi che le giornate andavano accorciandosi, e di colpo... ta-dah!
Un'intera ora di luce in meno (il che provoca disturbi più o meno duraturi a tantissima gente), ed è subito inverno! Mi sembra un prezzo un po' alto da pagare per aver potuto
dormire un'ora in più ieri mattina. Nella mia famiglia, in cui nessuno si alza ad ore antelucane, il tramonto anticipato significa dover accendere prima le luci ed il riscaldamento, che usiamo soprattutto nel pomeriggio e fino al momento di andare a dormire. Senza contare che avere lo stesso orario per tutto l'anno mi avrebbe risparmiato l'incombenza di
rimettere indietro di un'ora tutti gli orologi: quelli da polso, quello della radiosveglia, quello del Nintendo DS Lite, quello del termostato della caldaia, quello dell'iPod, quello della radiolina, quelli dei tre telefonini di casa... E meno male che il portatile, il palmare, il videoregistratore e il dvd recorder si sono aggiornati da soli!
sabato, 27 ottobre 2007
L'attrice
Scarlett Johansson ha regalato al fidanzato un suo
dente del giudizio bagnato nell'oro ed appeso a una collana. È un peccato che i miei due denti del giudizio inferiori si siano spezzati nel corso dell'estrazione di qualche anno fa... così, quando incontrerò l'uomo della mia vita, non potrò fargli un dono del genere, ahimé! Comunque dovrei ancora avere da qualche parte i
dentini da latte che da bambina lasciavo al "topolino" in cambio di qualche lira, e che il "topolino" ha messo da parte per poi restituirmeli quando sono cresciuta. Dite che vanno bene lo stesso?
venerdì, 19 ottobre 2007
Oggi mi è arrivato un messaggio di posta elettronica che conteneva il testo seguente.
Sai che vivi nel 2007 quando:
1. per caso batti la tua password sul microonde;
2. sono anni che non giochi al solitario con carte vere;
3. hai una lista di 15 numeri di telefono per chiamare una famiglia di 3 persone;
4. mandi una mail al tuo collega che ha l'ufficio vicino al tuo;
5. hai perso contatto con i tuoi amici o familiari perché non hanno indirizzo mail;
6. arrivi a casa tua dopo una lunga giornata di lavoro e rispondi al telefono come se tu fossi ancora all'ufficio;
7. fai lo zero sul tuo telefono di casa per prendere la linea;
8. sei al tuo posto di lavoro da 4 anni ma hai lavorato per 3 imprese diverse;
10. tutte le pubblicità tv hanno un indirizzo web giù sullo schermo;
11. vai in panico se esci da casa tua senza il tuo cellulare e torni indietro per riprenderlo;
12. ti alzi la mattina e la prima cosa che fai è accendere il computer prima di bere un caffè;
13. inchini la testa per sorridere;
14. stai leggendo questo testo, sei d'accordo e sorridi;
15. peggio ancora, sai già a chi rimandare questa e-mail;
16. sei troppo occupato per accorgerti che non c'è il numero 9 in questa lista;
17. subito guardi il messaggio per vedere se c'è o no il numero 9 nella lista!
L'e-mail si concludeva con un consiglio un tantino goliardico...
Quando il tuo lavoro ti rompe, e sei sull'orlo della depressione e niente va come vorresti al lavoro, allora fai questo.
Uscendo dal lavoro, fermati in una farmacia e compra un termometro rettale Johnson and Johnson (solo questa marca).
Aprilo e leggi le istruzioni. Troverai questa frase da qualche parte:
"Ogni termometro rettale Johnson and Johnson è stato personalmente provato nella nostra fabbrica".
Ora chiudi gli occhi e ripeti ad alta voce per 5 volte:
"Sono felice di non lavorare nel reparto controllo di qualità da Johnson and Johnson".
E ORA RIDI
Dai su, rimanda questo messaggio ai tuoi amici, ne muori dalla voglia e ricordati sempre che ci sono lavori peggiori del tuo...

mercoledì, 17 ottobre 2007
Stamattina sono andata all'INPS per consegnare un certificato. L'impiegato mi ha fatto notare che avrei dovuto riempire determinati campi, e mostrandogli la mia mano destra bendata e appesa al collo ho obiettato "Purtroppo non posso scrivere". E cos'ha replicato lui? "Non può farsi aiutare da qualcuno?" - alludendo a mio padre che mi accompagnava - "Mettetevi lì e compilatelo, poi quando avete finito lo protocolliamo". Poiché la grafia a stampatello di mio padre non è particolarmente leggibile, piuttosto che dettargli i dati da indicare ho preferito afferrare la penna con la mano indolenzita e mi sono messa a scrivere io, mooooolto lentamente. Ma se l'impiegato avesse speso sessanta secondi del suo preziosissimo tempo per farlo lui, non sarebbe stato meglio?
martedì, 02 ottobre 2007
Sembra quasi che io sia l'unica persona al mondo che le
Galatine Sperlari preferisce lasciarle sciogliere in bocca, anziché masticarle facendole fuori in quattro e quattr'otto!
domenica, 23 settembre 2007
Oggi pomeriggio sono andata a votare no al referendum comunale per l'abolizione del piano traffico. Questo è sicuramente suscettibile di miglioramenti, e i nuovi sensi unici possono mettere in difficoltà chi non è abituato, ma onestamente non mi sembra il caso di ripristinare la situazione precedente.
Dopo aver votato, sono passata a dare un'occhiata al palio dei quartieri: in piazza Monsignor Italo Febo, dominata da una statua di Papa Paolo VI vagamente inquietante, si sfidavano quattro quartieri appartenenti alla circoscrizione numero 1. Dopo la gara di corsa nei sacchi, purtroppo il mio quartiere era di gran lunga ultimo in classifica... e vedendo i concorrenti non ho faticato a capire il perché: avevano un'età media di 10-11 anni, mentre gli altri quartieri potevano contare su concorrenti come minimo adolescenti. Insomma, ho resistito una decina di minuti, dopodiché la noia ha prevalso e me ne sono andata...
sabato, 22 settembre 2007
Non sia mai detto che mi piacciono le cose scontate!

Pur abitando in una città di mare, la prima passeggiata dell'anno sulla riva l'ho fatta oggi pomeriggio, a settembre inoltrato. Quasi tutti gli stabilimenti avevano già messo da parte gli ombrelloni e ritirato i pattini (con l'accento sulla prima i) dei bagnini, le cui scritte ero solita guardare per capire a che punto mi trovassi.
Qualche temerario sfidava il venticello assassino prendendo il sole in costume; un ragazzo ancor più temerario, che sfoggiava un fisichetto notevole, ha fatto addirittura il bagno. Io, che sono temeraria un po' a modo mio, ho indossato il giubbino di jeans che avevo portato con me, ho tolto i sandali ed ho iniziato a camminare nell'acqua: una sensazione che valeva la pena di provare.
C'era qualcun altro che ha avuto la mia stessa idea di passeggiare. I più originali? Due ragazzi su un carrettino trainato da un cavallo che hanno condotto fin dentro l'acqua bassa.
Parecchi pescatori si dedicavano al loro sport, e guardandoli ho avuto l'ennesima conferma della mia convinzione: la pesca, pur essendo meno violenta rispetto alla caccia, è l'hobby più noioso dell'universo.
Se per caso qualcuno avesse pensato "Che
trishtezza!" di fronte a questo quadretto marittimo autunnale, rispondo: tutt'altro! Una pace ed un silenzio simili, a luglio e agosto, te li sogni. Devo comunque ammettere che ad un certo punto mi è tornata in mente senza alcun motivo la stupenda ma malinconica
Ho messo via di Ligabue, che poi mi è risuonata in testa per tutto il tragitto. Ad un certo punto mi è venuta una gran voglia di cantare a squarciagola... ma mi sono trattenuta, temendo che qualcuno potesse chiamare i soccorsi!

Ahimé, si vede che sto invecchiando... Ai bei tempi, dopo una passeggiata così lunga (e con il sole a picco), ero ancora fresca come una rosa, tanto da riuscire a farmi anche una bella nuotata. Adesso invece sono stanca morta...
Vi lascio con un paio di istantanee scattate con il telefonino!

venerdì, 21 settembre 2007
E così è arrivato l'autunno. A proposito... ma inizia oggi, domani o dopodomani? Me lo dimentico sempre...
Voglio salutare la bella stagione con qualche foto tipicamente estiva, che ho scattato con il fotofonino ad alcune barche attraccate nel porto turistico di Pescara.
Eccone una che sento un po' mia (magari lo fosse davvero!

), perché ricorda il mio nickname.

Poi un'altra dal nome non particolarmente scaramantico...

Infine, una barca il cui proprietario intendeva forse rendere omaggio a modo suo al fascino femminile!
giovedì, 23 agosto 2007
Qualche tempo fa ho trovato su "La Settimana Enigmistica" una vignetta umoristica nella quale devo ammettere che mi sono riconosciuta abbastanza; allora l'ho ritagliata, l'ho messa da parte e adesso l'ho scannerizzata. Eccovela qua!
sabato, 04 agosto 2007
Sì, lo so che non si dovrebbe scendere dall'autobus passando dalla porta destinata alla salita dei passeggeri; sono fin troppo rispettosa delle regole, ve lo assicuro. Ma quando l'autobus è strapieno, anziché spintonare qualche decina di persone per uscire dalla porta "giusta", se mi trovo vicina alla porta "sbagliata" preferisco uscire da lì. Vorrei quindi rivolgermi alla collettività: quando vi apprestate a salire sul bus passando dalla porta destinata a tale scopo, ma vi accorgete che a bordo c'è qualcuno che intende scendere da lì, lasciatelo passare; non formate una muraglia umana invalicabile, non mettetevi a borbottare improperi, non cercate di salire a tutti i costi prima che quelli siano scesi... insomma, non abbiate tanta fretta!
giovedì, 02 agosto 2007
Questo mese avevo voglia di trascorrere da qualche parte una settimana di assoluto relax, e quindi sono andata in un'agenzia di viaggi ad informarmi sulle soluzioni migliori per chi parte da solo. Con mio grande disappunto, ho ottenuto dei preventivi ben più esosi di quanto mi aspettassi! La dura realtà è che andare in vacanza da soli non conviene affatto, dal punto di vista economico: le espressioni ricorrenti sono "supplemento singola" e affini. Trovo tutto ciò abbastanza deprimente, e direi anche ingiusto: non soltanto sono costretta ad organizzarmi da sola, non potendo contare su una compagnia adeguata, ma mi tocca pure pagare quasi come per due persone, per una vacanza in cui dovrò cercare di integrarmi in gruppi già costituiti?! Qualcun altro oltre a me pensa che i tour operator dovrebbero trattare un po' meglio i single? Ad ogni modo, per il momento ho lasciato perdere... poi magari riprenderò in considerazione l'idea quando sarà terminata la fatidica alta stagione!
domenica, 29 luglio 2007
Ieri sera in pizzeria c'era una tavolata piuttosto numerosa (una quarantina di persone), ma decisamente più silenziosa delle altre. Questo perché quasi tutti coloro che ne facevano parte erano sordomuti; me ne sono resa conto non appena ho notato che comunicavano con il linguaggio dei segni. La cosa che mi ha colpito di più è stato il fatto che tutti i commensali fossero particolarmente allegri, sorridenti e vivaci. Ciò mi ha fornito un importante spunto di riflessione, dato che sono tendenzialmente più incline al lamento che al sorriso, benché non mi manchi nessuna delle normali facoltà fisiche e mentali... anche se a dire il vero non tutte sono proprio al 100%, attualmente!
venerdì, 27 luglio 2007
Vi comunico che da stasera, venerdì 27 luglio, fino a domenica 29 luglio, presso il Porto Turistico "Marina di Pescara", si tiene la
mostra "L'Oro d'Abruzzo", nella quale numerosi espositori presentano i prodotti tipici dell'artigianato locale nei settori più disparati: oreficeria, ferro battuto, sculture in legno e in pietra, tessitura, ricami e merletti, cesti e lavorazione della canna e della cera, strumenti musicali tradizionali, rame, cuoio, cartapesta e decorazioni artistiche in genere.
Io domani sera conto di farci un salto, dato che qualcosa di carino (da comprare o semplicemente da vedere) si trova sempre... e voi? (Sempre che vi troviate da queste parti!)
venerdì, 20 luglio 2007
Avevo intenzione di andare a comprare i biglietti per assistere allo show di
Maurizio Crozza che si sarebbe dovuto tenere ieri sera al teatro "D'Annunzio" di Pescara. Ma lunedì, ascoltando
Radio Parsifal, un'emittente radio locale, ho sentito che i biglietti per quello spettacolo era anche possibile vincerli con un gioco telefonico, ed ho voluto provare. Non era la prima volta che giocavo con Radio Parsifal: qualche anno fa vinsi un biglietto per il concerto di Marina Rei, mi pare. Quella volta mi venne chiesto quale divinità indiana fosse venerata per non ricordo cosa, ed io azzardai il primo nome che mi veniva in mente: la
dea Kalì, quella con quattro braccia. L'interlocutrice rimase talmente stupita che io avessi indovinato che mi assegnò il premio senza farmi le altre domande previste.
Questa volta, invece, il concorso prevedeva quattro domande del tipo "vero o falso". Praticamente, rispondendo a caso (quasi come ho fatto io), c'era una probabilità su 2
4=16 di vincere. E ho vinto! Ho pensato: la fortuna gira anche dalla mia parte, ogni tanto. Non sapevo che il destino stava tramando contro di me per stroncare sul nascere questo mio tentativo di distaccarmi dall'abituale
pessimismo cosmico!
Ma andiamo con ordine. Ecco le domande che mi sono state poste.
Prima domanda: "
Il quadro venduto all'asta per il prezzo più alto nel 1995 è stato La nascita di Venere
di Botticelli?". Mah, io non ricordavo di aver mai sentito dire che quel quadro fosse stato venduto all'asta, perlomeno in anni recenti e per una cifra importante, perciò mi è venuto da dire "
falso". Risposta esatta!
Seconda domanda: "
Il Paese più vicino alle isole Galápagos è l'Argentina?". Devo ammettere che per questa domanda ho cercato di barare; è stato un po' come chiedere l'aiuto da casa a "Chi vuol essere milionario", solo che il mio aiuto da casa... ero io stessa! Avendo a portata di mano il computer collegato a Internet, ma senza aver avuto la bella pensata di predisporre
Wikipedia, ho aperto la homepage (
Google, ovviamente), ho cercato "galapagos" e, dopo aver intravisto nei risultati della ricerca un vago riferimento all'Ecuador (che poteva significare tutto e il contrario di tutto), mi sono buttata ed ho risposto "
falso". Esatto!
Terza domanda: "
L'opera di Shakespeare in cui compare il personaggio di Sir XYZ è l'Otello
?". "Sir che?", ho chiesto, sperando di capire un po' meglio come si scriveva. La tipa mi ha ripetuto il nome nello stesso incomprensibile modo, perciò non ho potuto "googlare". Pur sapendo che non era possibile che gli unici personaggi dell'
Otello fossero Desdemona, Iago e lo stesso Otello, ho rischiato e ho detto "
falso". Altra risposta esatta!
Quarta e ultima domanda: "
La città in cui gli affitti dei locali uso ufficio sono più alti...". "... è Milano?", ho continuato fra me e me. No, "
... è Tokyo?", così finiva la domanda. Ah già, si parla di città di tutto il mondo. Ho pensato: in Giappone la gente abita in case super-compatte, che probabilmente non si valutano neanche al metro quadro ma al metro cubo... sarà "
vero"? "Esatto! Hai vinto! Non devi far altro che presentarti al botteghino del teatro, dire come ti chiami e che il tuo nome è sulla lista di Radio Parsifal".
Beh, ieri sera sono arrivata con un certo anticipo al teatro e mi sono trovata davanti l'avviso che lo spettacolo di Maurizio Crozza era stato
annullato. "Come, annullato? E quando si farà?", ho chiesto a un addetto. "Non si fa più, mi dispiace". "Come mai è stato annullato?". "Non lo sappiamo". Io sospettavo che c'entrasse qualcosa la concomitanza con
l'inaugurazione dell'ex Aurum restaurato, ma allora perché è stato annullato anche lo spettacolo di Crozza del 18 luglio a
Foggia? Maurizio, che t'è successo?
Per lenire la delusione sono andata al Porto Turistico "Marina di Pescara", dove si è tenuta la prima serata della ventiduesima edizione della mostra
Mediterranea. In decine di stand venivano distribuiti assaggini di ogni bendidio, dal pane con l'olio al vino, dalla pizza ai dolci tipici locali. È sempre interessante vedere come il cittadino medio perda ogni ritegno davanti all'opportunità di mangiare qualcosa gratis! (Poi, ovviamente, se si gradisce qualcosa in particolare, c'è sempre la possibilità di acquistarlo, a prezzi non proprio stracciati)
martedì, 17 luglio 2007
Stamattina sono salita sul treno, ho acceso il portatile e mi sono messa tranquillamente a smanettare. Ad un certo punto un distinto signore che stava seduto di fronte a me ha attirato la mia attenzione, e mi ha detto: "Mi sa che io e lei siamo gli unici bianchi in questo scompartimento". Mi sono guardata intorno ed ho notato che, effettivamente, tutti i passeggeri nei paraggi erano africani vestiti in modo pittoresco, ma non ho fatto una piega. Il signore mi ha sussurrato: "Io vado a cercare posto da un'altra parte... Lei faccia come crede!". Gli ho fatto un cenno di saluto ed ho continuato a fare quello che stavo facendo, senza spostarmi di un millimetro. Sono ormai abituata a viaggiare in treno circondata da persone dalla pelle nera, e devo ammettere che le prime volte mi sentivo un po' a disagio, ma poi ho concluso che non può realisticamente succedermi nulla di male se rimango vigile (del resto, nella mia più che decennale carriera di finanziatrice delle Ferrovie dello Stato, non mi è mai capitato di addormentarmi involontariamente in treno); in caso contrario... beh, magari si rischia di essere derubati dalle persone più insospettabili! La presenza di viaggiatori di colore non mi ha mai creato alcun problema, se si eccettua il baccano che tendono a fare quando sono in gruppo.
Alla fine sono arrivata ad Ancona, dove non è che facesse caldo, no. Non un caldo normale, intendo. Ovunque avvertivo la sensazione che si ha quando si passa inavvertitamente davanti all'unità esterna di un condizionatore in funzione!
giovedì, 05 luglio 2007
Sembra che la
Fiat, per la mega-festa in occasione del lancio della nuova
Cinquecento, abbia speso la bellezza di
dodici milioni di euro, pari al valore di mercato di un migliaio di tali utilitarie (che non saranno proprio economicissime). Mi sarebbe piaciuto se la stessa cifra fosse stata investita, ad esempio, per "regalare" mille Cinquecento ad altrettanti partecipanti di un qualche concorso. Volete mettere l'efficacia di una mossa promozionale così alternativa? (Soprattutto dal mio punto di vista, giacché non ho la macchina!

)
domenica, 01 luglio 2007
Da bambina affermavo che da grande avrei voluto fare la pittrice, perché mi piaceva disegnare e lo facevo pure piuttosto bene (con dispiacere ho notato che, negli ultimi due anni, ho completamente "perso la mano"). Poi, diventando un po' più grandicella e sviluppando un certo senso pratico, ho deciso che avrei fatto la stilista. Potrebbe sembrare strano che abbia finito per studiare ingegneria, ma vabbe'... Di sicuro sarei stata la peggiore stilista del mondo, perché sono totalmente disinteressata a ciò che va di moda. I miei gusti nel vestire non cambiano mica da un anno all'altro o da una stagione all'altra: se tre anni fa ho scelto di comprare una maglia che adesso mi sta ancora bene ed è in perfetto stato, perché non dovrei più metterla? Perché dovrei sottostare ai diktat degli stilisti, i quali ad esempio proponevano fino all'anno scorso scarpe dalla punta stratosferica, mentre invece quest'estate imperversano le punte arrotondate? E perché mai dovrei spendere cifre da capogiro per un singolo capo firmato? Per me la massima soddisfazione in fatto di abbigliamento è stata, giorni fa, riuscire a comprare al mercato quattro magliette molto carine ed un paio di pantaloni per un totale di cinquanta euro. In una boutique cosa avrei potuto prenderci, con quella somma?
lunedì, 18 giugno 2007
Quella di oggi è stata decisamente una giornata di "emme" (non mi piace scrivere le parolacce per esteso, ma quando è il caso di dirle...). E ancora non sono neanche le quattro del pomeriggio!
Stamattina sono andata all'ufficio postale per ritirare una raccomandata, e non appena l'ho aperta ho scoperto che era quanto di meno piacevole si potesse ricevere. Agitata com'ero, sono andata con mio padre a fare degli acquisti in un centro commerciale, e scendendo dalla macchina non mi sono accorta che mi era caduto per terra il portafoglio; siccome alla cassa non dovevo pagare io, ho scoperto di averlo smarrito soltanto dopo essere arrivata a casa. Infatti, non appena sono entrata dalla porta, ha telefonato un signore affermando di aver trovato il mio portafoglio nel parcheggio del centro commerciale, con tutti i documenti, carta Postamat, Postepay e tesserini vari (che erano stati tirati fuori dai loro scomparti), ma senza un soldo (ci sarà stato un centinaio di euro circa). Ci sono rimasta malissimo non soltanto per i soldi, ma anche perché questo episodio conferma il sospetto che sto iniziando a perdere colpi: devo assolutamente correre ai ripari!
Dopo un'ora ho incontrato in un bar quel gentilissimo signore, che mi ha restituito il portafoglio e non ha voluto accettare nient'altro che un caffè come segno di riconoscenza.
Forse sarebbe bene che io ripetessi fra me e me: "Poteva andarti peggio, pensa se non ritrovavi neanche il portafoglio e dovevi rifare tutti i documenti... A questo punto staresti a prendere a craniate il muro!". Tutto giusto, per carità, ma è più di un anno che mi sento dire (anche per circostanze ben più gravi) "Poteva andarti peggio"... e non ne posso proprio più! Sarebbe ora che le cose iniziassero ad andarmi non dico alla grande, ma almeno decentemente, e che cavolo!
Vi risparmio l'ampia gamma di pensieri tutt'altro che benevoli che ho rivolto a quel bastardo dentro che mi ha ripulito il portafoglio!
domenica, 10 giugno 2007
Quella del trolley è stata una gran bella invenzione, non c'è che dire. Oggi riesce persino difficile concepire di andare in vacanza per due settimane, magari in montagna d'inverno, con una delle care vecchie valigie di una volta, che vanno tenute sollevate durante tutto il trasporto. (Tra parentesi, la mia famiglia possiede, e addirittura usa ancora, un set di valigie anni '60 che avrebbero fatto la gioia degli scenografi della fiction "Raccontami") Con i trolley una ragazza può portarsi dietro una quantità di vestiti che pesa quasi più di lei, anche se in treno ci vuole l'aiuto di qualche baldo giovine per sistemare la valigia sugli appositi supporti...
Il fatto è che la moda del trolley si è estesa anche alle dimensioni più piccole: roba che la "tara" del trolley, con la sua struttura rigida, può arrivare a superare il "peso netto" degli indumenti contenuti. E nei tratti (scale e simili) in cui non è possibile trascinarlo sulle rotelle, bisogna sollevare tutto il "peso lordo", con il rischio che vada a sbattere dolorosamente contro i propri stinchi.
Ma se bisogna portarsi dietro soltanto l'occorrente per un fine settimana, non sarebbe più pratico dotarsi di una robusta borsa di tela impermeabile?
domenica, 10 giugno 2007
Sempre a proposito di cinema, come ogni anno, con l'arrivo della bella stagione, ho la vaga impressione di trovarmi sul set del film "The Others", in cui "nessuna porta deve essere aperta prima che l'ultima sia stata chiusa". Questo perché, con il caldo, in casa teniamo quasi tutte le finestre spalancate... e non sia mai che una porta resti aperta, perché
fa corrente e porte e finestre potrebbero sbattere!
venerdì, 08 giugno 2007
Oggi sono stata "rimproverata" per il mio
pessimismo cosmico di matrice leopardiana, e per la mia tendenza a vedere sempre il bicchiere
mezzo vuoto, anziché
mezzo pieno... Questo non è del tutto vero: io sono il genere di persona che, se è il caso, il bicchiere lo vede proprio
rotto! (Ho appena scoperto
questo blog in cui ai tre stati del bicchiere corrispondono addirittura tre diverse categorie)
sabato, 02 giugno 2007
Che roba... Sembra proprio che in occasione del mio compleanno una colossale epidemia di amnesia abbia colpito quasi tutti i miei amici e conoscenti. In compenso (si fa per dire) non se ne è dimenticata una mia zia, che mi ha fatto gli auguri ieri sera (sempre in anticipo sui tempi, lei), aggiungendo una frase che propongo di inserire fra quelle da evitare in certe circostanze: "Allora diventi più vecchia, eh?".
giovedì, 31 maggio 2007
Credo che quasi tutti in Italia sappiano che la Foppapedretti è un'azienda produttrice di mobili ed articoli in legno. Fino a pochi giorni fa io ero convinta che il nome Foppapedretti derivasse dal fatto che l'azienda era nata dalla società tra un certo ingegner
Foppa e un tale ragionier
Pedretti, o qualcosa del genere... A trarmi in inganno, probabilmente, fu una telepromozione condotta da Gene Gnocchi, che stranamente ho ancora abbastanza chiara in testa dopo anni. Beh, la settimana scorsa ho scoperto per caso che
Foppa Pedretti, scritto staccato, è il cognome di una professoressa della facoltà di Agraria dell'università di Ancona... oltre che quello dei fondatori dell'azienda suddetta, come ho poi letto
qui.
Già che sono in vena di rivelazioni, aggiungo che quando ero ragazzina ero convinta che il termine
otorino fosse il diminutivo della fantomatica parola
otore e non l'abbreviazione di
otorinolaringoiatra (ho scoperto
qui che non ero poi l'unica)... e credevo pure che nella locuzione
sui generis (= di un genere tutto suo) la parola
sui dovesse essere considerata come una preposizione articolata (
su +
i), e non come il genitivo dell'aggettivo possessivo latino
suus,
sua,
suum; cosa potessero essere questi misteriori
generis, ovviamente, lo ignoravo!
giovedì, 17 maggio 2007
Beh sì, effettivamente non ho un cognome tanto comune, e capita spesso che la gente lo scriva tutto attaccato, se non specifico esplicitamente che va staccato. Ma non mi era mai successo di dover fare lo spelling delle mie generalità per telefono... Beh, oggi è capitato!
lunedì, 14 maggio 2007
A parte il fatto che
chiamare la propria figlia Chanel equivale più o meno a condannarla ad una vita di prese in giro, magari velate per non indispettire troppo il Pupone, e che a dirla tutta trovo che quel nome non stia particolarmente bene col cognome... non è che qualcun altro ha avuto come me il sospetto che la piccola sia stata registrata all'anagrafe come
Scianel?
Aggiungo due osservazioni, ispirate a commenti letti in Rete: "Se c'è un calciatore che dovrebbe chiamare la propria figlia Chanel, è
Coco" e "Ma un tempo i preti non volevano che i bimbi fossero battezzati con nomi di santi, o perlomeno non inventati?".
Comunque do il benvenuto nel mondo a Chanel, secondogenita della famiglia Totti dopo il piccolo
Cristian (senza l'H) di un anno e mezzo. Dicono che il nome per la sorellina l'abbia scelto lui...
sabato, 07 aprile 2007
Scrivo soltanto per fare...
Tanti auguri di una felice Pasqua a tutti!
sabato, 07 aprile 2007
Copio e incollo una voce trovata per caso su
Wikipedia italiana.
Paradosso di Abilene
Una tranquilla famiglia americana composta da una ragazza, dal marito e dai genitori di lei, stava trascorrendo un afoso pomeriggio estivo a Coleman nel Texas, in una bella casa con giardino, aria condizionata e piscina. Erano in veranda e giocavano a carte. In un momento in cui la conversazione languiva il suocero se ne uscì con un "Che ne direste di andarcene tutti a cena ad Abilene?" La ragazza, per compiacere il padre, subito disse "Mi pare una bella idea!" Il marito, che pensava alle oltre 50 miglia da passare alla guida con quel caldo, ma non voleva contrastare il suocero, disse alla suocera "Se anche tu sei d'accordo potremmo metterci in macchina." E la suocera "Certo che vengo volentieri, è da parecchio che non vado ad Abilene." Detto fatto si misero in cammino. Il viaggio fu caldo, polveroso, e con molto traffico. Ad Abilene cercarono una pizzeria per mangiare e dopo vari giri per trovare un parcheggio finirono in una trattoria messicana dove mangiarono male e spesero uno sproposito. Sulla via del ritorno bucarono una gomma e stentarono a trovare una stazione di servizio che li aiutasse. Dopo quattro ore si ritrovarono a casa accaldati, stanchi e delusi. Erano sdraiati sui divani ed il vecchio azzardò ambiguamente "È stato un bel tragitto!" La suocera disse che avrebbe preferito rimanere a casa ma che non voleva raffreddare l'entusiasmo degli altri. Anche il marito disse che aveva accettato solo per compiacere gli altri tre. La ragazza aggiunse "Dovevamo essere pazzi a metterci in macchina con questo caldo!" Concluse il suocero "Io l'ho proposto perché mi sembravate annoiati."
Morale: questa favoletta, probabilmente inventata, tende ad attirare l'attenzione sul fatto che nella maggioranza dei casi l'essere umano si adegua istintivamente a quella che crede essere la volontà del gruppo. Questo atteggiamento fa il paio con "Ma lo fanno tutti" che è la classica scusa di chi non trova altra giustificazione ad un proprio errore. Con questo esempio invece si vuol spingere l'individuo ad una realistica ed indipendente valutazione di ogni situazione, scegliendo e proponendo quella che a suo giudizio è la soluzione migliore. Possono rimanere perplessi gli amanti della democrazia "ideale".
A me pare che questa storia inquadri bene certi comportamenti umani...
mercoledì, 04 aprile 2007
Avevo sentito dire che avere un blog crea dipendenza, ma non ci volevo credere. Ed invece sono bastati solamente due post, pubblicati in rapida successione, per contrarre la famigerata dipendenza da blog! Gradirei consigli su come uscirne...

Per ora concludo trascrivendo una frase che mi è comparsa a video al termine della procedura di cancellazione dalla newsletter relativa a un certo software, e che ho trovato piuttosto originale:
If you love something, you must set it free; thus, you are completely unsubscribed from the *** newsletter.
Though our time together was short, we'll never forget you.
Traduco, per i non-anglofoni:
Se ami qualcosa, devi lasciarlo libero; quindi la tua iscrizione alla newsletter di *** è completamente annullata.
Anche se il nostro tempo insieme è stato breve, non ti dimenticheremo mai.
Simpatico, no? Peccato solo che io abbia dovuto ripetere più volte questa tiritera della cancellazione prima che la newsletter smettesse effettivamente di arrivarmi... Ma vabbe'!